Il Bologna è tornato alla vittoria, l'attesa è stata di sei mesi, una gioia che i tifosi non provavano da tempo mentre in mezzo hanno dovuto sopportare una retrocessione dal gusto amaro, amarissimo. Quasi un'onta. Un successo, quello di venerdì, giunto anche grazie al ritorno al gol dopo trenta mesi di Robert Acquafresca. Insomma, i segnali del destino sono evidenti e per qualcuno potrebbero essere da preludio ad un sospirato cambio ai vertici societari. In fin dei conti abbiamo già assistito ad un paio di miracoli venerdì e ormai tutti ce ne aspettiamo uno anche domani. Due reti di sinistro di Acquafresca e Casarini non possono essere un caso, così come la vittoria ritrovata proprio nel momento in cui Tacopina sbarca in città ed assiste al match. Diciamo che tra le mura cittadine l’attesa per l’incontro di domani forse è addirittura più alta rispetto ad un Bologna-Juve, storicamente sfida percepita e sentita più di ogni altra. Dopo i 51 punti nella stagione 2011-2012, il trend è diventato negativo sempre più: cessioni, acquisti sballati, spese folli, aumenti di capitale mancati, bugie ripetute, concludendo con una retrocessione e un Irpef non pagata che, a breve, sancirà un meno uno a fianco del nostro nome in classifica. Uno smacco, senza dubbio. Tutti questi aspetti hanno trasformato Guaraldi da presidente “sopportato” ad inviso, il suo attaccarsi ostinatamente alla carica che ricopre - anche a fronte di evidenti errori - lo ha reso criticabile su più fronti e decisamente osteggiato più nei suoi comportamenti rispetto ai deludenti (almeno recentemente) risultati sul campo. Nel calcio si può perdere, per carità, ma se da presidente dimostri di fare tutto il possibile per il bene della società e della squadra i tifosi possono capire e comprendere. Invece si è proseguito in atteggiamenti autoritari, note sarcastiche, toni duri verso chi – come la stampa – cerca semplicemente di fare il proprio lavoro, senza dimenticare tutti i soci (Zanetti e Setti in primis) contrastati e costretti all’uscio di casa, tra l’altro con l’impresa di riuscire a convincere l’opinione pubblica della necessità di rimanere soli al comando facendo passare chiunque altro per sporco, brutto e cattivo. Compresi tutti quei giocatori ceduti per evidenti motivi economici.
Siamo quindi giunti ad un duplice capolinea, tecnico con una vittoria che potrebbe rappresentare una piccola svolta per il futuro immediato della squadra e societario se domani dovessero essere poste le basi per un clamoroso cambio di proprietà. Speriamo che sul secondo aspetto il presidente non faccia scherzi e tenga realmente la porta aperta non ripetendo più esperienze precendenti (mi viene in mente Volpi, per citarne uno) tutte a dimostrare come la voglia di passare la mano non sia mai esistita. La speranza è che la volontà di Guaraldi ora sia realmente cambiata, tramutandola in fatti concreti che aiutino un passaggio di consegne verso chi potrebbe costruire per il Bologna un futuro più sereno e, perché no, un po’ più vincente. Partendo magari già da questo campionato. Quasi tutta un’intera città ci spera, non oso pensare cosa potrebbe succedere domani se l'agognato affare dovesse saltare. La colpa ricadrebbe su Tacopina reo di non voler “appoggiare” i denari e magari alcuni house organ potrebbero ridipingere Guaraldi come il salvatore della patria, colui che tiene duro e mantiene in vita la società anche quando tutti gli altri scappano. Non vogliamo nemmeno pensarci. I segnali giunti venerdì non possono essere ritenuti causa di uno strano scherzo del destino, non può diventare tutto così beffardo e crudele. Mi piace pensare che sia giunto il momento anche per noi di gioire un po’, che una nuova strada sia stata imboccata e tante brutte esperienze ormai superate. In fin dei conti meritiamo di più e, per una volta, potremmo fare centro.
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