Nata da poco, l'A.S.D Felsina Calcio si propone come una nuova realtà calcistica a Bologna. Camp estivi e scuola calcio, ecco tutte le novità in questa intervista al presidente Alberto Verni, all'allenatore Marco Paganelli e al consigliere Federico Palazzoli
MISTER - MARCO PAGANELLI
Perché hai deciso di aderire a questo progetto?
“Lavoro da diversi anni con le scuole calcio, ma nell’ultimo periodo mi sono ritrovato a lavorare con 32 bambini in un campo da calcio a sette. Insegnare calcio così è impossibile. Ero entrato nell’ordine delle idee di smettere, poi ho parlato con alcuni papà esprimendo i miei dubbi e illustrando le condizioni in cui era molto difficile lavorare. Da qui è partita l’idea di creare qualcosa di nuovo. Io ho 50 anni, una volta le scuole calcio erano diverse, non si pensava ai soldi ma all’insegnamento e alla formazione, questa è anche la mia filosofia e così ho deciso di inseguire questo sogno grazie a questa nuova avventura. Mi sono licenziato dalla Fortitudo e ora ho un nuovo bellissimo obiettivo”.
Come riesci a farti seguire dai bambini?
“La disciplina è tutto, in questo modo sono i primi a recepire che si sta lavorando per imparare, perché se lo scopo è lasciare lì un pallone e farli divertire allora possiamo trovarci la domenica ai giardini. Bisogna dare importanza a ciò che si fa, io ho un carattere rigido e determinato ma ci ho messo poco a farmi capire da loro”.
Tu insegni, loro imparano.
“A loro l’ho detto subito, io sono qui per insegnarvi delle cose, voi per imparare. Quindi non possiamo perdere tempo con altre cose. Uno dei primi compiti che ho dato loro è stato quello di allacciarsi bene le scarpe, se dovessi allacciargliele io tutti i giorni avendone 32 il tempo andrebbe sprecato. Il mio scopo è fargli imparare come si cammina, poi come si corre e infine come si calcia un pallone. Altro aspetto importante è aver formato un gruppo”.
Dal tuo arrivo i bambini sono migliorati molto
“Diciamo che ho lavorato in maniera diversa dal mio predecessore. Abbiamo sostanzialmente vinto quasi tutti i tornei ai quali abbiamo partecipato, perché quando sono arrivato perdevano da un anno e mezzo”.
E’ sempre difficile coniugare il divertimento e il risultato. Qual è il segreto?
“La passione è tutto, da una parte insegni e non pensi allo stipendio e dall’altra vedi i tuoi allievi migliorare. I bambini hanno un cervello molto più libero dei grandi, sono spugne, credo di aver trasmesso il mio amore e la passione di fare bene le cose. Bisogna dare tutto, non ho la bacchetta magica, credo però di essere riuscito a fare capire che le cose vanno sempre fatte con il massimo impegno. Anche quando si tratta di riempire la borraccia, dopo ci farà bere bene quando saremo assetati”.
C’è stato un momento in cui hai deciso di portare i bambini al Rizzoli.
“Sì, abbiamo iniziato vincendo tutto, poi c’è stato un momento in cui i bambini si sentivano intoccabili. Volevo fargli capire che non avevamo fatto niente, perché chi fa qualcosa di importante sono i bambini in sedia a rotelle, senza una gamba. Volevo far vedere l’entusiasmo che ci mettono i bambini in difficoltà. Loro hanno vinto, noi non abbiamo ancora fatto nulla. Questo era il messaggio. E’ stata una bella giornata, grazie ad Ansabbio che è una Onlus che aiuta i bambini ospedalizzati e che vorrei fosse presente nel nuovo progetto”.
A quali categorie di età è indirizzata la vostra proposta?
“Inseriremo i 2011/2012, poi dal 2002 in avanti avremo tutte le categorie anche perché i bambini li conosco praticamente tutti”.
Sarete impegnati in tornei e campionati?
“Al contrario di tutte le scuole calcio, noi tutti i tornei li facciamo, ogni weekend li porto fuori. Il sacrifico che fanno deve essere ripagato, sennò non andiamo da nessuna parte. Saremo iscritti in tutti vari campionati poi per tutte le categorie ci sono tanti tornei, li faremo tutti perché significa finire il lavoro fatto in settimana, il premio dopo tanti sacrifici”.
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