Il Bologna chiude alla grande e la parola Europa non dovrebbe essere più tabù, ma che peccato la caduta di stile di Thiago

La parola Europa non faccia paura

Lo si può dire senza paura, senza timore di essere smentiti perché i numeri certificano il cammino, sanciscono il cambio di filosofia, scolpiscono una certezza sapientemente creata da tutta l'area tecnica e che finalmente può rendere reale e concreta una parola che tutti, per timore o scaramanzia, avevano evitato come la peste. Oggi è la classifica a parlare, non le opinioni, le suggestioni, le volontà soggettive, le speranze vane e siccome l'asticella è stata realmente alzata sarebbe bene evitare di abbassarla. Come? Tenendo l'ossatura titolare, a parte ovviamente chi non vorrà rinnovare, e impostando un mercato meno basato sul rientro economico e un po' di più sul coraggio per tentare l'ultimo passo che oggi non è più lontano venti punti. Oggi è il Bologna che tutti volevano dopo la fase di consolidamento ed è curioso sia arrivato con una stagione che doveva essere di transizione e partita con la cessione di tre pedine titolari. Segno che anche in Serie A si può trovare l'idea giusta per scardinare un sistema gerarchico per molti precluso ai rossoblù. Invece i 54 punti chiudono la porta alle giustificazioni, al 'non si può fare' ai 'dove vogliamo andare dopo trent'anni difficili' al 'sistema non scalabile'. No, qualcosa da scalare c'è e Motta, Sartori e Di Vaio lo hanno dimostrato.

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