Il Bologna, quatto quatto, si avvicina alla salvezza.

Il capolavoro di Alino di domenica scorsa ha fatto capire anche agli ultimi scettici quale giocatore andremo a perdere a fine campionato.

Se poi non andrà allo Zenit ma all’Inter come vuole Mazzola, chi ha ancora negli occhi l’addio di Baggio sentirà l’amaro sapore del deja-vous e avrà la gattopardesca certezza che qua a Bologna cambia tutto perché non cambi niente, cacisticamente parlando.

Il problema comunque non consiste nelle partenze di Alino, di Perez o del Gila;

il problema è sempre quello di un progetto a ribasso e di corto respiro che ci farà sudare freddo ogni domenica anche nel prossimo campionato.

Nel frattempo la preoccupazione maggiore di Guaraldi in questi ultimi tempi è stata quella di organizzare “chiaccherate informali” coi giornalisti.

Dopo l’incontro con la carta stampata, questa settimana è stato il turno dei giornalisti televisivi, e a sto giro l’opera di “immoral suasion” ha fatto il salto di qualità grazie alle armi letali offerte dalla cucina emiliana.

Gli invitati a pranzo hanno giurato che non s’è parlato di nulla di “improponibile”.

E’ stata la solita filippica che lo dipinge come una persona trasparente e di parola, che vuole il bene del bologna, e che se lo vende vuole indietro solo i soldi che ha investito... insomma il solito disco rotto.

Ma non sono interessato a quello che ha detto Albano.

Invece mi hanno fatto specie le persone che hanno accettato l’invito.

Voglio precisarlo fin d’ora: non è che mi scandalizzi del fatto che, in un paesone come Bologna, i giornalisti che per professione dovrebbero fare quotidiana opera di obiettività, si ritrovino invece in situazioni conviviali con quelle stesse persone a cui “dovrebbero fare le pulci”.

Lasciatemi dire però che la considero una triste conferma di quanto sia profondamente provinciale la cittadina felsinea, un brodo in cui tutti conoscono tutti, ma dove per alcuni di quei tutti questa conoscenza è una strategica occasione di “do ut des”.

Niente di “illegale” per carità, è solo questione di buon gusto.

E il buon gusto, si sa, è un po’ come la fede: o ce l’hai o non la puoi andare a comprare.

Poi se io fossi giornalista un po’ mi scoccerebbe che mi tacciassero come un “compagno di merende”, o di tortelli come in questo caso.

Ma in effetti non sono un giornalista, quindi forse sono io che ho una concezione troppo restrittiva.

Comunque se Albano quando si parla di investire nella squadra è Paperino, se si parla di progetti edilizi diventa Zio Paperone. Anche perché la cassaforte dalla quale attingere non sarebbe la sua.

L’ultima ideona è la ristrutturazione del Dall’Ara, e sull’argomento sta tastando il terreno con il Comune.

Forse è il piano B nel caso il Ct a Granarolo non andasse in porto.

Il progetto in effetti sta subendo diversi ritardi, l’ultimo in ordine d’arrivo è la sospensione da parte della Provincia della creazione dei campi sotto i tralicci (il sopralluogo del Mago Casanova [pensate come siamo messi] deve avere intimorito qualcuno tra i politici locali).

Tornando alla ristrutturazione del Dall’Ara, è un’opera che avrebbe sicuramente più utilità per la collettività, minore impatto ambientale e, soprattutto, da anni è auspicata dai tifosi.

Me comprenso, per essere chiari.

Si torna però sempre alla solita domanda. Chi la paga?

Se la soluzione proposta da Albano è sempre quella di mettere il carico da 11 sui conti disastrati del Bologna, rischiando l’estinzione, sono contrario anche a questo progetto; anche la più bella scatola di cioccolatini non serve a niente senza i cioccolatini. Non so perché, ma sono convinto che invece certa stampa bolognese sarà entusiasta anche di questo progetto. Passando al calcio giocato, oggi giochiamo contro la non irresistibile Inter di Strama.

Un piccolo arrotondamento al punteggio in classifica ci starebbe proprio bene...

Immagine non disponibile

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti