Che dire: 9 punti in 13 giorni e l’incubo della serie B sembra ormai svanito. Un Bologna solido, determinato e finalmente concreto, è riuscito a fare bottino nelle sfide con Fiorentina, Cagliari ed Inter, portandosi a 35 punti e scavando un solco profondo 11 lunghezze tra sé e la zona retrocessione. Un filotto difficilmente pronosticabile dopo la partita di Catania, vista la discontinuità che aveva caratterizzato il cammino rossoblù specie nel giro d’andata. A ben vedere, comunque, l’inversione di tendenza si era già vista a partire dalla vittoria interna con il Palermo del 17 novembre scorso: da quella partita, infatti, l’undici di Pioli ha steccato solo un paio di partite oltre a quella di Catania, a Genova con il Grifone e a Milano con i diavoli rossoneri (con la giustificazione in quest’ultimo caso delle fatiche di Coppa Italia), raccogliendo la bellezza di 27 punti in 16 partite; la media di 1,6875 punti risultante, se estesa ad un intero campionato, si tradurrebbe all’incirca in un totale di 64 punti realizzati. Un calcolo abbastanza fine a se stesso, senza ombra di dubbio, ma che ci dà un’idea nitida di quanto fatto dai rossoblù negli ultimi 5 mesi.

Ma cosa è cambiato rispetto al Bologna di inizio stagione? Quali sono stati i fattori che hanno permesso alla squadra di risollevarsi, raggiungendo la parte sinistra della classifica (e, non dimentichiamolo, sfiorando le semifinali di Coppa Italia), dopo essere arrivata a toccare l’ultimo posto in classifica? Il tutto non può ridursi meramente ad una questione tattica, perché, ad essere sinceri, anche il primo Bologna di questa stagione, seppur a sprazzi, non giocava affatto male e in più di un occasione aveva gettato alle ortiche ottime prestazioni a causa di grossolane ingenuità e disattenzioni. Certamente hanno giovato (e tanto) alla causa rossoblù il rientro del Ruso Perez, che ora sta giocando ad un livello francamente mai visto neppure nelle stagioni precedenti, e l’innesto di alcuni giocatori, come Fredrik “Ivan Drago” Sorensen in difesa e Manolo Gabbiadini sulla trequarti, e per ultimo il recupero di Gianluca Curci, che non sarà un fenomeno, ma che, a differenza di Agliardi, è in grado di infondere sicurezza ad un reparto arretrato in costante crescita (“senza piena fiducia nel proprio portiere, una squadra non può rendere al 100 per cento”, ebbi modo di dire a gennaio). Non si può neppure ignorare il salto di qualità fatto, tra gli altri, da Cherubin e Kone, sempre più importanti nell’economia della squadra, come non si possono dimenticare la classe ed il carisma di due stelle come Diamanti e Gilardino, che , specie in una piazza come la nostra, fanno davvero la differenza.

Lo giuro, fin dall’inizio ero certo, che questa squadra valeva molto di più di quanto dicesse la classifica. Tanta sicurezza, nonostante i risultati ed i guai societari, veniva dal fatto che il Bologna, rispetto alle altre squadre, aveva (e ha) almeno tre punti di forza che le altre “non big” si sognano: Diamanti e Gilardino, appena citati, e l’allenatore, Stefano Pioli. Eh sì, nonostante ci abbia messo un po’ per trovare la quadra, portando qualcuno addirittura a chiederne l’esonero, il mister ha sempre avuto la situazione in pugno; quando a novembre diceva che la squadra era con lui, Pioli non mentiva affatto e il campo lo ha ampiamente dimostrato. Serietà, coerenza, sincerità, preparazione sono solo alcune delle qualità del nostro allenatore, qualità che, unite a tutti i fattori visti prima, hanno permesso alla squadra di svoltare e di esprimere il suo reale valore. Diciamocelo: per una volta i problemi societari sono stati un bene, perché forse, se ne avesse avuto le possibilità, Guaraldi avrebbe dato il ben servito a Pioli… chissà quanto ci invidiano a Palermo!

Non ci resta che continuare nella stessa direzione intrapresa da un po’ di tempo a questa parte e la salvezza non sarà che una formalità. La partita con la Juve, poi, cade a fagiolo perché obbliga tutti a rimanere concentrati e a non sedersi sugli allori. Sono certo che Pioli saprà comunque tenere alta l’attenzione di tutti i suoi giocatori, nonostante le voci di mercato che toccheranno alcuni e – speriamo – una classifica ancora rassicurante. La salvezza va conquistata nel minor tempo possibile, anche per permettere a Pioli di mettere alla prova qualche giovane giocatore (Radakovic e Veratti) o di dare un ultima chance a chi fino a qui ha deluso, per capire se può tornare utile per la prossima stagione. Ecco, se posso permettermi di dare un consiglio a Pioli è proprio questo; perché, è inutile prenderci in giro, alcuni giocatori-chiave quest’estate se ne andranno ed è bene che allenatore e società abbiano le idee chiare almeno sui tanti, troppi giocatori in rosa.

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