Ricordate quando mesi fa ci si lamentava di questo Bologna incapace di pareggiare e quindi di mettere in tasca punticini magari noiosi ma preziosi? Bene, oggi invece la problematica è quella opposta: i rossoblù tornano da Bergamo con il quinto pareggio consecutivo, per l'esattezza il terzo 1-1 di fila. Nel piovosissimo sabato pomeriggio orobico, tra fulmini, saette e Colan-tuoni vari, la prima frazione di gioco è stata avara di emozioni ma, nella melassa generale, a giocarsela di più è stato proprio il Bologna, trainato da un voglioso Alino che sfiora il gol con un micidiale sinistro da fuori area. Ci pensa poi Gilardino a pizzicare Consigli ma l'unico consiglio da dare in giro è quello di coprirsi bene visto il diluvio che ha catapultato tutti di nuovo nell'inverno. E non soltanto in senso meteorologico: quando, nella ripresa, Giorgi (Luigi), sfruttando l'ennesimo svarione del nostro Gyorgy (Garics), ha portato l'Atalanta in vantaggio, è sembrato di rivivere le trasferte-beffa del girone d'andata, nelle quali più o meno allo stesso minuto di gioco arrivava puntuale e definitiva la rete dei padroni di casa. Per fortuna però, nonostante le apparenze, siamo in primavera e la ruota è girata: è il solito Gilardino a rimettere le cose in pari e, altro segno inequivocabile che il nostro inverno è finito, stavolta la sua rete non viene nemmeno annullata, triste e ingiusto epilogo di molte partite di mesi fa. Purtroppo però, soprattutto quando il destino si accanisce, a volte nella vita sembra che il tempo non passi mai: così, mentre ormai i 22 in campo galoppavano sereni verso il triplice fischio del signor Gavillucci, all'esordio in Serie A, un altro degli incubi stagionali si è riproposto con veemenza. Su un rinvio dal fondo Gianluca Curci è esploso in quelle urla di dolore di chi conosce bene cosa gli è successo e, soprattutto, cosa gli prospetta l'immediato futuro: i muscoli della coscia destra, la solita, hanno ceduto ancora e se a inizio campionato il povero portiere e le sue sciagure ci facevano bonariamente sorridere, adesso abbiamo tutti empaticamente sentito il suo dramma. Negli ultimi mesi s'è preso con decisione la nostra porta, dando sicurezza al pacchetto arretrato anche in occasione di parate poco ortodosse (vedi quella contro il Torino) e ormai ci stavamo affezionando ai suoi guantoni. Già, affezionarsi, verbo vietato al tifoso bolognese medio, per mille motivi. Nemmeno la buffa visione di Moscardelli intento a improvvisarsi portiere, il raggiungimento dei fantomatici 40 punti (ammesso che bastino per la salvezza!) e la striscia di risultati utili consecutivi più lunga del campionato hanno spazzato via l'amaro in bocca che ci ha lasciato l'ennesimo infortunio del numero 1 che, a questo punto, rischia seriamente di non essere riscattato dalla Roma, e cosa più ingiusta di tutte, non per suoi demeriti sul campo. Insomma, è assodato che un weekend calcistico senza crucci non possa esistere per il Bologna: finisce tra i mugugni generali anche la più classica partita da ‘’tarallucci e vino’’, o, se preferite, ‘’Gavillucci e vino’’, tanto per augurare a questo giovane arbitro una carriera che sia brillante ma senza calpestare le cosiddette ‘’piccole’’. E questo, lo sappiamo bene, è un altro nostro cruccio.

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