Tutto è andato secondo copione.

Un copione che su questa rubrica, fin dall'inizio, abbiamo annunciato più volte.

Non serviva essere dei veggenti per tracciare la parabola discendente che avrebbe intrapreso il Bfc.

Gli ingredienti c'erano tutti: una compagine con tanti soci e ZERO soldi, nessuna esperienza nel mondo del calcio (ma tanta presunzione), ruoli societari scoperti o coperti da incapaci.

Che senso ha avuto "salvarsi" da Porcedda se poi ci siamo dovuti sorbire questa lenta discesa all'inferno?

Il nostro pacioso presidente, che ancora non ha rilasciato alcuna dichiarazione, ce lo spiegherà?

Ovviamente costruzione del CT a parte.

Si è sempre scusato dei suoi "errori" proprio mentre continuava con assoluto impegno a perpetrarli, sottostimando e rispettando molto poco l'intelligenza dei tifosi.

In questa disfatta il responsabile ha quindi un preciso nome e cognome: Albano Guaraldi.

Prima questo signore tornerà ad occuparsi delle sue mille mila aziende dalle quali il Bfc lo ha colpevolmente distratto... e prima questa società potrà risorgere.

Detto questo, un uomo da solo non sarebbe mai riuscito a compiere questo scempio.

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I pennivendoli.

Di sicuro non ce l'avrebbe fatta senza una certa stampa connivente e lecchina che, magistralmente, sprigionava intorno a questa dirigenza cortine fumogene, e con tempismi perfetti. Per dirne una: se il mercato era aperto, c'era della gran buona volontà ma poca pilla; inoltre, ad ogni sessione di mercato c'era sempre qualche giocatore che diventava antipatico e che faceva di tutto per essere ceduto. Se il mercato era chiuso, i conti erano floridi, non c'era alcun urgenza di cercare compratori per il Bfc (uno degli scopi con cui era nata la cordata), e anzi, si poteva fantasticare su investimenti milionari. In mattoni.

Se questo genere di prostituzione si potesse tassare, il comune avrebbe i soldi per rifare il Dall'Ara. E finire la basilica di San Petronio.

Beninteso, tra i giornalisti c'é ancora chi sa fare bene il suo lavoro.

E per dare un indizio, chi non si è ingozzato con le cotolette "avvelenate" e gentilmente offerte, non si senta offeso, perché é fuori da queste liste di proscrizione.

La politica locale.

A Bologna non si muove una foglia che la politica non voglia.

Il faraonico progetto del CT più grande d'Europa, è stato fin dall'inizio appoggiato in pieno dagli interlocutori istituzionali.

Se non era per i comitati cittadini di Granarolo, le associazioni ambientaliste e i Beni Culturali che, fortunatamente, hanno messo i "bastoni tra le ruote", i lavori sarebbero già partiti.

Il cambio di destinazione (da agricola ad edificabile) dell'area interessata è poi avvenuto in tempi record.

Se gli uffici pubblici funzionassero sempre con questa solerzia, avremmo risolto metà dei problemi del Paese.

Comunque, ora che ci sono le elezioni, per i politici locali sarebbe il momento di vantarsi pubblicamente di questa loro impresa, formalmente ancora in piedi tra l'altro.

I nanetti.

Quando se ne è andato Zanetti erano tutti gaudenti, come se ne fosse andato via un dittatore.

Pensavano che gestire una squadra di serie A fosse come bere un bicchiere d'acqua.

Ma poi alcuni si sono defilati poco dopo, prima di questa disfatta, perché avevano capito come sarebbe andata a finire. E, a questo proposito, è da ricordare l'unico socio che voleva davvero fare calcio a Bologna, e che se n'è andato sbattendo la porta: Setti.

Setti ha rilevato il Verona, e abbiamo visto tutti che campionato ha fatto.

Altri si sono defilati invece solo all'ultimo, quando ormai il Titanic era quasi del tutto sommerso.

Poi ci sono gli irriducibili, che ancora sulla carta sono con Albano (tra questi è da ricordare Rimondi, il socio che ha ceduto i terreni per il CT)

Anche loro, se vogliono, possono rompere questo pesante silenzio, e dire qualcosa: la città è tutta orecchi.



I giocatori.

La scarsezza non dovrebbe essere una colpa.

Ma purtroppo non é solo una questione di doti professionali, ma anche morali.

Nell'ultimo periodo di Pioli, una parte della squadra ha visibilmente remato contro.

Questo è un dato ormai appurato.

Inoltre, rimangono dei dubbi sull'effettivo impegno di alcuni giocatori in questo ultimo spezzone del campionato.



Una considerazione finale.

Questa retrocessione, al contrario dell'ultima, è strameritata e sta a questa città come un vestito nuovo.

Ho parlato volutamente di città, perché purtroppo i tifosi sono solo una risicata minoranza della città, a quanto pare.

E la gente, magari poco avvezza al calcio, si renda conto che la città di Verona ha due squadre in serie A; che adesso, al posto nostro, c'è una squadra come il Sassuolo; sto inoltre monitorando le prodezze del Latina...

Se pensiamo anche alle due squadre di basket, è palese che a Bologna non si riesca più a tutelare tradizioni sportive che in passato hanno avuto il merito di far parlare della nostra città in europa e nel mondo.

Ora l'attenzione è tutta concentrata sull'effettiva capacità di questa dirigenza di fronte alle spese a cui è vincolata, e senza i 30 milioni di Sky.

I prossimi giorni saranno cruciali per sapere come andrà a finire.

Di sicuro c'é bisogno di un repulisti completo.

Oltre ai debiti, devono sparire anche le tutte le facce che suscitano gli stessi sentimenti di un debito.

E sono tante.

Ah, se incontrate Guaraldi per strada, siccome ha detto che chi lo insulta verrà querelato, fategli allora i vostri vivissimi complimenti per essere stato il miglior presidente degli ultimi 105 anni.

Giusto per far provare anche a lui l'ebbrezza di sentirsi dire delle solenni boiate.

La fine è arrivata.

Ma nessuna tempesta distruggerà la nostra fede (ebbene si...).

Forza Bologna.

Sempre


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