Alla fine del primo tempo quasi ci si era illusi che il Bologna potesse giocarsela fino alla fine. I ritmi tenuti dai rossoblù sono stati elevatissimi, lo spirito è stato quello giusto, fatto di cattiveria e voglia di lottare, cose che erano totalmente mancate nella tennistica trasferta romana. Il Napoli non sembrava alle corde, ma comunque pareva colpito dalla foga dei rossoblù, non era in grado di organizzare il gioco a modo suo e faceva fatica a cercare la porta. Solamente le iniziative di Cavani e alcune velleità di Insigne avevano creato qualche insidia alla porta del giovane Stojanovic. Il Bologna del primo tempo ha usato l'unica arma che aveva a disposizione per porre fronte alla superiorità degli azzurri (che, diciamolo, hanno pienamente meritato il secondo posto in classifica e la qualificazione in Champions): la cattiveria agonistica ed il bisogno di combattere. Ed in un certo senso ha anche messo in difficoltà gli uomini di Mazzarri: i numeri del primo tempo parlano chiaro, le palle goal sono state maggiori per i ragazzi di Pioli. Tra queste, da sottolineare come sempre le punizioni verso la porta di Diamanti, cioccolatini solo da scartare che però nessun bimbo vestito di rossoblù è stato così egoista da rubare e mangiare. E nel finale, il colpo di testa di Gilardino sembrava la fotocopia di tanti goal della carriera dell'attaccante biellese, ma la palla è uscita di nulla. Nella ripresa la musica è cambiata e il Napoli è uscito allo scoperto: è bastato un quarto d'ora per mettere la partita al sicuro. Il siluro di Hamsik, che è comparso in campo solo nel secondo tempo dopo il nulla della prima frazione, ha demoralizzato gli uomini di Pioli, che sono caduti nello sconforto, ed hanno pagato un brutto rientro difensivo ed una maldestra uscita di Stojanovic con un calcio di rigore abbastanza evidente. Cavani ha scritto 27 in campionato e dopo quattro minuti il tris è stato confezionato dai piedi di Dzemaili che ha sfruttato un'altra prateria concessagli dalla retroguardia e posto la parola fine alla partita. Soltanto l'occhio finissimo (per usare un eufemismo) del guardialinee ha evitato il poker di Maggio e la figuraccia del povero portiere macedone. Negli ultimi venticinque minuti si è trattato solo di “garbage time”. Il Bologna non ha forzato il colpo, colpito nell'orgoglio ed incapace di rialzarsi. Le occasioni non ci sono state, Taider e Diamanti hanno continuato a fare a sportellate fino al novantesimo, più per nervosismo che per altro, e alla fine è stata cosa buona che nessuno sia stato espulso, anche perchè le ammonizioni del primo tempo costringeranno Kone, Gilardino e Perez a saltare la trasferta di domenica a Parma. Di buono c'è che queste due brutte sfide sono passate, la sconfitta del Palermo ha regalato, oggi, la salvezza matematica e le prossime due gare saranno necessarie quantomeno per riscattare i nove goal subiti in quattro giorni. Andare a Parma e fare l'ennesima figuraccia vorrebbe dire condannare in negativo una stagione che fino a questo punto è stata “senza infamia e senza lode”. Ci si aspetta una reazione, il Parma non vale sicuramente il Napoli e l'atteggiamento del primo tempo, magari contro una squadra almeno sulla carta inferiore agli azzurri, potrà essere un'arma vincente per dimostrare a tutti che il Bologna non ha mollato e ha ancora voglia di rispettare il campionato. I tifosi chiedono solo questo, l'impegno fino alla fine.
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