A questo punto, meglio fallire. Meglio fermare l’agonia, meglio risparmiarci un altro anno di sofferenza, meglio ripartire da capo e scrivere la parola “fine” ad un incubo che sembra non voler più terminare. Il copione della partita con la Fiorentina era già scritto: troppo grande la differenza tra le due squadre, non solo in campo, ma pure, anzi soprattutto, fuori. Il confronto tra i Della Valle e Guaraldi è impietoso, non solo per quanto riguarda le differenti capacità economiche (nemmeno paragonabili) delle due proprietà, ma anche per competenze e abilità gestionali. Prendiamo come esempio proprio gli avversari di oggi: quand’è che Diego e Andrea Della Valle hanno di entrare nel mondo del calcio e di prendere in mano la Viola? La risposta è semplice: dopo il fallimento di Cecchi Gori. Con il nome di Florentia Viola (ve lo ricordate?), i gigliati sono ripartiti dalla Serie C2, arrampicandosi poi velocemente (grazie anche a qualche aiutino, come la promozione d’ufficio in Serie B, ma chi ha i soldi non fatica ad ottenerli) fino ai vertici del calcio italiano e internazionale. La situazione per il Bologna di oggi non sembra tanto diversa: il Zanetti della situazione entrerà solo quando potrà farlo investendo poco e con ampi margini di guadagno. Rassegnamoci a quest’idea, c’è poco da fare.

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Nonostante un allenatore che probabilmente ha perso il controllo della squadra, nonostante il centrocampo più scarso della Serie A, nonostante un attacco incapace di segnare e una difesa che fa acqua da tutte le parti (Curci è da tre settimane l’unica nota positiva, ed è tutto dire), la salvezza è lì, a due punti, a riprova del livello imbarazzante di questo campionato. Forse, però, è meglio lasciar perdere e sperare (cosa orribile, atroce, disumana per un tifoso) che arrivi una retrocessione, la quale significherebbe (quasi) certamente fallimento; e, con esso, l’addio a questa ingloriosa, patetica, incapace dirigenza e, speriamo, una nuova vita, che ci possa riportare, partendo dal basso, al livello che questa piazza merita.

E se Zanetti si tirasse indietro lo stesso? Obiezione corretta, ma a pensarci bene non cambierebbe nulla. Il nostro amato Bologna, con questa società, sarebbe comunque destinato al fallimento; e allora mettiamoci l’animo in pace, togliamoci il dente e facciamola finita con questo scempio: meglio voltare pagina e fallire in fretta.

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