A Bologna fiocca. La neve è arrivata, puntuale. Così era stato annunciato da ogni previsione meteorologica e così si verifica spesso a febbraio da ormai alcuni anni. Il tifoso del Bologna aveva però previsto un’altra precipitazione, anch’essa pure caratteristica di questo periodo: la tempesta sulla nave societaria. I vari tira e molla delle ultime stagioni non potevano che ripetersi in questa, nella quale sin dalla chiusura del mercato estivo si era capito che i pasticcini e i salatini stavano per finire. E così, ci risiamo: il Capitano di Vascello Diamanti è assediato dalle offerte, il Tenente Perez avrebbe già firmato da un’altra parte (con previsti ‘zeru euro’ per le casse del Bologna), l’Ammiraglio Pioli fa gola alle grandi e l’Armatore Guaraldi avrebbe ricevuto un’offerta fantasma da un fondo straniero. In sostanza, si prospetta l’ennesima traversata oceanica per i tifosi, con mareggiate improvvise e conseguenti sensazioni di nausea a tratti per tutti. Ogni volta sembra più difficile risalirne e ogni volta, in un modo o nell’altro, alla fine la squadra si salva. Quest’anno però, la mia opinione è che si farà fatica, molta fatica. Il BFC di quest’anno, che a differenza di altre stagioni non dipende da uno o due cannonieri in particolare, sembrava per certi aspetti il più adatto a trovare una quadratura, una forma stabile dopo le sconfitte iniziali. Paradossalmente dimostra invece di non avere la concentrazione necessaria per salvarsi con comodità. Procede a velocità irregolari, alternando partite di spessore all’insegna della rimonta riuscita a momenti di penombra e scarsa lucidità, al limite del comprensibile. Ogni volta che sembra aver raddrizzato la barra del timone, arriva la raffica di vento che ci riporta lontano dalla rotta maestra. È un Bologna ricco e povero allo stesso tempo. Le cause sono da ricercare in tanti fattori: sessioni di mercato decisamente poco efficaci, soavi sirene estere e nostrane ad incantare i pezzi pregiati dell’equipaggio, acquirenti fantasma e provocanti aromi di caffè. Penso però che uno su tutti sia l’elemento determinante delle insicurezze dimostrate sul campo, e cioè la ciclicità stessa. Da troppe stagioni il Bologna soffre, da troppi anni società e giocatori affrontano gli stessi problemi insoluti, da troppi cicli non esiste un ciclo che abbia per protagonista, almeno secondario, il BFC. Il susseguirsi delle stesse situazioni mette a dura prova tutti quanti. I tifosi si dividono tra il «Tanto ci salveremo ancora» ed il «Mandiamo la società a casa»; i giocatori di “vecchia data” si ritrovano nella stessa situazione di quando sono arrivati; i dirigenti cambiano, ma i problemi e gli errori sono sempre i medesimi. L’unica soluzione possibile sembrerebbe la rottura del ciclo. Il primo passo sembrava averlo fatto la squadra dello scorso campionato, portando la quota di punti ottenuti oltre ogni aspettativa iniziale. Poi però un mercato pieno di errori ha fatto si che si ritornasse nella scia degli anni precedenti. Adesso, per evitare che il ciclo si chiuda ancora una volta con il peggio, è necessario che tutte le componenti della ciurma facciano la loro parte: i giocatori – si parte sempre da loro - dimostrino di poter fare eccellenti prestazioni anche con le avversarie meno titolate; i tifosi – nausee permettendo - continuino a sostenere il Bologna fino alla fine e nonostante tutto; la dirigenza – distolti gli occhi almeno per un attimo da centri sportivi - trovi le risorse necessarie a garantire un vero progetto. È certamente difficile trovare qualcuno che investa i suoi soldi a fondo perduto, figuriamoci in tempo di crisi. Se però quel qualcuno esistesse, potrebbe portare questa nave in un porto sicuro dove gettare finalmente l’ancora e far sbarcare a terra tutta la tifoseria, restituendole un po’ di serenità.
E poi, chissà, così facendo magari potrebbero anche cessare le bufere di neve a fine febbraio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA