La partita di sabato non è certamente una di quelle che rimane nel cuore, che scalda la piazza, ma ha consegnato al Bologna non solo un punto preziosissimo per la classifica, ma pure una serie di indicazioni che aiuteranno (si spera) la dirigenza a muoversi sul mercato per tempo e a dovere in vista della prossima stagione; stagione che, con i dovuti scongiuri del caso dovrebbe vederci ancora impegnati nella massima serie.
Se ad inizio stagione queste erano le classiche partite che il Bologna, in un modo o in un altro, avrebbe perso per 1-0, questa volta siamo riusciti a portare a casa almeno un punticino, un po’ per fortuna (vedi i due legni colpiti dall’Udinese), un po’ per meriti propri. In particolare, è stata la difesa il reparto che ha fatto la differenza, dimostrando una compattezza ed una solidità che nemmeno il più ottimista dei tifosi avrebbe immaginato fino a poco tempo fa, specie dopo la cessione di Portanova: si diceva che il Bologna non poteva privarsi di un leader carismatico come lui, ma la realtà dei fatti è stata ben diversa.
La maggiore solidità del reparto arretrato rossoblù è la somma di una serie di fattori, come la crescita di alcuni giocatori (ad esempio Cherubin) o la migliore organizzazione che Mister Pioli è riuscito a donare al pacchetto arretrato, a cui va aggiunto quello di maggior peso, l’aver trovato un vero primo portiere. Un giudizio del genere fatto oggi è certamente influenzato dalla prestazione monstre di cui Curci si è reso protagonista sabato, ma, come ho già avuto modo di scrivere in passato, la sicurezza nel proprio numero 1 è un fattore che permette alla difesa in primis e alla squadra in toto di rendere ad un livello più elevato. L’ex estremo difensore di Roma e Siena è sì stato protagonista di qualche errore, specie nelle prime uscite della stagione, ma ha il piglio e la determinazione propri di un vero portiere titolare. Le otto partite rimanenti saranno decisive per avere le idee più chiare su un eventuale riscatto, che fino ad un paio di mesi fa pareva categoricamente da escludere.
Se la prestazione del pacchetto arretrato è stata confortante, non si può dire altrettanto per quel che riguarda la fase offensiva. Se è vero che in almeno un paio di circostanze il Bologna è riuscito a costruire i presupposti per sbloccare il risultato, non si può negare che di nitide palle-gol non ce ne sia stata nemmeno una. Le prestazioni del centrocampo e dell’attacco sono state ampiamente insufficienti e, non fossimo riusciti a mantenere inviolata la nostra porta, i commenti post-partita sarebbero stati senza dubbio meno positivi.
Andando ad analizzare le prestazioni dei singoli, quelle di Gabbiadini e Pazienza sono state di gran lunga le più deludenti. L’attaccante di Calcinate non si è mai fatto vedere per i primi 60 minuti di partita (lo giuro, solo all’intervallo mi sono accorto fosse in campo) e solo prima di essere sostituito (forse troppo tardivamente) si è reso protagonista di un paio di giocate comunque anonime. Per Pazienza parlare di delusione probabilmente è sbagliato, più che altro perché era difficile attendersi qualcosa di meglio da un giocatore che, quando chiamato in causa quest’anno, ha deluso praticamente sempre; il suo ingaggio faraonico, a meno di miracoli, peserà ancora a lungo sulle casse (disastrate? boh, vai te a sapere) societarie e renderà assai complicata qualsiasi operazione in entrata per rinforzare un reparto, quello di centrocampo, che necessita di drastici cambiamenti, specie se come sembra Perez ci saluterà a fine stagione.
La contemporanea assenza del mastino uruguaiano e di capitan Diamanti, per quanto pesantissima, non può essere sufficiente per giustificare la mediocre prestazione pasquale. Volendo leggere la cosa da un altro punto di vista, si può affermare che, se il Bologna senza loro due è quello visto a Udine, è necessario riflettere bene prima di lasciarli andare via, perché i sostituti che al momento ha a disposizione Pioli non sono neanche lontanamente all’altezza. Lasciando per un attimo da parte il fatto che molti di questi non sono nemmeno di proprietà, per intero o a metà, se Guaraldi e Zanzi pensano di poter sostituire El Ruso con Pazienza, Guarente o Khrin e Diamanti con Kone e Christodoulopolos, beh, si sbagliano di grosso. Pensando alla rosa attuale, viene il mal di testa al solo pensiero di iniziare a lavorare per costruire il Bologna del futuro: bisognerà liberarsi di giocatori senza mercato e con ingaggi pesanti, come il già citato Pazienza, ma pure Pulzetti (alzi la mano chi si ricordava ancora di lui!), Pisano e Paponi, giusto per citarne alcuni, cercare di trattenere quei giocatori in comproprietà o con diritto di riscatto che abbiano dimostrato di poter essere utili alla causa e, al contempo, inserire un paio di giocatori di valore, specie se dovessero andarsene pezzi da 90 come i due citati prima o Gilardino. Guardando alla storia recente della nostra società, si fa davvero fatica ad essere ottimisti in tal senso, perché, per quanto le cose stiano girando per il verso giusto ultimamente, l’attuale dirigenza ha dimostrato in più occasioni di essere carente sia dal punto di vista economico che tecnico. Anche per questo, raggiungere in tempi rapidi la certezza matematica della salvezza diventa di vitale importanza, perché permetterebbe a chi di dovere di concentrarsi sul mercato e a Pioli di fare qualche esperimento, magari provando almeno un paio di ragazzi che tanto bene stanno facendo con la Primavera.
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