La prima mossa di Zanzi nel calciomercato 2013 sembra essere l’acquisto del giovane, giovanissimo a dire il vero, franco-egiziano Abdallah Yaisien. Nato in uno dei tanti sobborghi di Parigi e cresciuto calcisticamente nel PSG, Yaisien si è messo in luce sia nelle giovanili del club della Ville Lumiere, sia nelle selezioni nazionali, in cui in più di un’occasione si è dimostrato il giocatore dotato di maggior tecnica e classe (non a caso ha sempre indossato il numero 10).

Le informazioni che avete appena letto sono di seconda mano, perché non sono un esperto di calcio giovanile e, come è normale che sia, non ho mai visto giocare Yaisien. Ad ogni modo, basterebbero e avanzerebbero queste poche righe per poter parlare di un bel colpo da parte della dirigenza rossoblù, se non subito almeno in prospettiva futura. Come se non bastasse, il Bologna sarebbe riuscito a chiudere l’acquisto a costo zero, poiché il giocatore ha deciso di svincolarsi dai rossoblù di Parigi, proprio per iniziare una nuova esperienza lontano da casa.

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Sono cresciuto come tifoso del Bologna sentendo ripetere fino alla nausea che “bisogna puntare sui giovani”, che “non se ne può più di vecchi scarti”, peggio se pagati zero lire o, non sia mai, presi in prestito da una qualche “big”. Per questo, mi aspettavo che la notizia di una simile operazione di mercato fosse accolta, se non con entusiasmo, quantomeno con soddisfazione da parte dei tifosi. Macché, figuriamoci: “l’ha preso Zanzi, quindi è un cesso”, “figurati se il Paris Saint Germain si libera così di uno buono”, “Ancelotti ha detto di non sapere neppure chi sia”, “ecco, abbiamo preso il nuovo Riverola”, sono solo alcuni dei commenti entusiastici che ho visto e sentito fare da alcuni.

Tra tutti, proprio il confronto con l’ex blaugrana è quello che più mi dà fastidio. Come possiamo chiedere che la società punti sui giovani, se poi questi giovani li bolliamo come dei tristi dopo una sola stagione in squadra? Capisco che ci fossero tante attese nei riguardi di Riverola, ma non dobbiamo dimenticarci che il ragazzo non ha che 22 anni ed è alla sua seconda esperienza in un club professionistico, dopo quella fatta in Olanda, precisamente al Vitesse nel 2011. Non si può pensare che tutti i giovani siano pronti subito, che tutti i ragazzini, specie quelli stranieri, abbiano le capacità mentali di ambientarsi immediatamente in una nuova realtà: bisogna avere pazienza, aspettare la maturazione psicologica e tecnica di un giocatore, prima di emettere un giudizio insindacabile sulle sue abilità e potenzialità. Ben vengano i Taider, giovani e pronti quasi da subito per i palcoscenici della Serie A; ma quelle sono eccezioni e, se proprio vogliamo dirla tutta, a quelle eccezioni (comprendendo anche Sorensen, che di Taider è coetaneo), non sono comunque state risparmiate critiche inesorabili da tanti, troppi tifosi. “L’è trest”, si affrettano spesso a dire alcuni al primo errore; e magari hanno pure ragione, ci mancherebbe, ma un po’ di pazienza con i nostri talentini non guasterebbe affatto.


In molti staranno pensando: “Sì, ma Taider (e Stojanovic, e Radakovic) l’ha preso Bagni, Ramirez lo prese Longo, lui qui invece l’ha preso Zanzi, che ci ha regalato tra gli altri Riverola (ancora?!), Abero e compagnia cantante”. La confutazione è più che mai pertinente e sarebbe miope, se non addirittura ottuso, negare che in quanto a capacità nello scovare giovani talenti, Zanzi & co. non abbiano dimostrato grandi capacità. Criticare e più che lecito e chi scrive non si è mai risparmiato quando ce n’era motivo. Da qui a dire che Yaisien è un tristo, uno scarto, un bagaglio, però, passa un bel po’ di strada. Non dimentichiamoci, tra l’altro, che anche gli osservatori più illuminati avevano portato a Bologna giovani che sembravano dover spaccare il mondo (esempio: Gavilan), ma che hanno tradito le attese.

Non aspettiamoci che il francesino faccia la differenza già da adesso, anche perché, da quanto ne so io, è ancora parecchio leggero fisicamente; cerchiamo però di dare al ragazzo la giusta serenità per crescere bene e poter esprimere quanto prima tutto il suo potenziale. Di giovani calciatori scartati perché ritenuti non all’altezza è pieno il mondo e, anche qui a Bologna (come da altre parti), ne sappiamo qualcosa (Zamorano in tempi preistorici, Belfodil appena l’anno scorso, giusto per fare due esempi). Altrimenti, quel simpaticone del nostro Presidente non avrebbe poi tutti i torti a definire la nostra amata squadra una “provinciale”…

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