Lo scempio di domenica non è che l’ennesimo trionfo della mediocrità: è bastato raggiungere la fatidica quota 40 punti per mandare tutto in vacca, per sentirsi arrivati quando invece è stato raggiunto l’obiettivo minimo auspicabile per una squadra ed una piazza come Bologna. Noi tifosi siamo sempre stati vicini alla squadra, anche quando, nel girone di andata, le cose non andavano affatto bene, come dimostrato dall’ultimo posto raggiunto a novembre scorso. Certo, la dirigenza è stata criticata anche aspramente, ma sulla squadra nessuno ha mai messo bocca, anzi, come sempre ci siamo stretti intorno alla squadra e non le abbiamo mai fatto mancare il nostro supporto. A vedere come sono andate le cose fino a domenica, si direbbe che abbiamo fatto bene, ma ciò che è successo a Roma getta un’ombra difficilmente cancellabile su questo gruppo. Non si possono fare certe figure, non si può disonorare così la maglia per la quale molti tifosi sono pronti a sacrificare tanto, quasi tutto: soldi, famiglia, interessi. Visto l’atteggiamento della squadra all’Olimpico, viene il dubbio che l’affetto con cui abbiamo abbracciato la squadra fosse mal riposto. Ancor peggiori sono le parole che capitano, allenatore e Presidente hanno pronunciato nel dopo partita. “Una partita storta può capitare”. Non c’è dubbio, figuriamoci, e infatti, giusto per fare un esempio, dopo la partita di Marassi con la Sampdoria, in cui la squadra diede tutto non meritando la sconfitta, nessuno si permise di criticare la squadra. Quello che è successo domenica non è “una giornata storta”, è una vergogna. Perché è impensabile che giocatori come Perez, Diamanti e Gilardino si sentano arrivati per aver raggiunto i 40 punti in classifica. Perché non si può far finta di scendere in campo, mentre in realtà si pensa a tutt’altro (mercato? vacanze? fi*a?). Perché non si può mancare così di rispetto ai tifosi, soprattutto a quelli che avevano raggiunto la squadra a Roma. Perché non si può vivere sempre nella mediocrità, francamente mi sono rotto le palle e come me penso tanti altri.
Evidentemente la mediocrità è contagiosa. Forse i giocatori della nostra squadra del cuore pensavano di essere in gita enogastronomica, come suggerito dall’ex Presidente ed amministratore delegato di un’altra gloriosa società felsinea. Sono anni ormai che lo sport bolognese (e, forse, più in generale tutta la città) vive nella mediocrità, nello spettro di un fallimento sfiorato da alcune squadre e trionfalmente raggiunto da altre; fallimento che ci ha fatto credere che la salvezza, i 40 punti, fossero un traguardo più che prestigioso per la nostra squadra. Lungi da me giustificare la squadra (figuriamoci), ma la prestazione di domenica potrebbe essere figlia di questa forma mentis. Oltre che dell’atteggiamento di una società atavicamente incapace di imporsi su tutti i piani.
Il finale di stagione dell’anno scorso è forse stato una piacevole eccezione, ma è arrivato il momento di chiedere, anzi di pretendere, di più. La figuraccia di domenica è incancellabile, ma ci sono ancora tre partite per aiutarci a dimenticare un brutto, orribile pomeriggio. Avrei preferito il silenzio alle giustificazioni post-partita, ma almeno che adesso alle parole seguano i fatti: contro Napoli, Parma e Genoa la squadra deve sputare sangue, deve dare tutto quello che ha e anche di più. Soprattutto nell’ultima partita, perché non ne posso più di sentir dire che “dobbiamo perdere per avere Gilardino”; non me ne frega niente di Gilardino, Preziosi e chicchessia, io voglio vedere la mia squadra che gioca a calcio. Punto. Tutto il resto sono chiacchiere. Come quelle del nostro Presidente, ospite ieri sera al “Pallone nel Sette”. Mi è bastato sentirgli dire “abbiamo RISCHIATO di tenere Ramirez alle 16 all’ultimo giorno dello scorso mercato” per capire che, nonostante i buoni propositi a parole (“[l’anno prossimo] vogliamo alzare l'asticella, puntiamo alla salvezza con largo anticipo per poi puntare a qualcosa di più importante”), difficilmente riusciremo a toglierci di dosso tanta nauseabonda mediocrità.
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