E siamo arrivati all'epilogo finale.


Bologna-Genoa sarà una passerella di novanta minuti prima del “rompete le righe” che sancirà la fine della stagione agonistica 2012/2013.

Poi inizierà una nuova partita, forse la più importante perchè deciderà le sorti della squadra di mister Pioli per il prossimo torneo: polemiche, contestazioni, rabbia, delusione, ma forse anche applausi, striscioni, manifestazioni, cortei e sogni di gloria, in due parole calcio-mercato!!!

Il Bologna si trova ancora (purtroppo) in quella fascia di squadre in cui per creare un roster che possa disputare un campionato tranquillo, deve necessariamente privarsi di qualche elemento di valore.

Lo scorso anno toccò a Ramirez “scegliere” l’Inghilterra, quest'anno (ahinoi) a meno di colpi di scena clamorosi dovrebbe essere la volta di Alessandro Diamanti.

Inutile dire che stiamo parlando di un giocatore e di un uomo che è entrato nel cuore della tifoseria. Forse mai il Bologna nella sua recente storia ha avuto in rosa un giocatore così duttile sia nella fase offensiva del gioco, sia in quella di non possesso. Ma purtroppo per poter continuare a giocare in serie A, bisogna scendere a compromessi, ed un eventuale cessione del fantasista di Prato (seppur sportivamente drammatica), potrebbe essere l'unica soluzione per poter effettuare una campagna acquisti (e non di prestiti) di un certo livello.

La mia idea è quella che se non possiedi i denari dei vari super presidenti delle grandi del nostro campionato, diventa fondamentale impostare una società di calcio modello (Atalanta?), per quanto riguarda il settore giovanile: e quindi far crescere i giovani migliori lanciandoli fin da ragazzini in prima squadra.

Altrimenti un’altra alternativa per cercare di creare una società solida, è quella di accaparrarsi nelle proprie fila uomini competenti in grado di girare il mondo e di scovare giovani di talento da lanciare nel nostro campionato. Sono ormai anni che l’Udinese di Pozzo e il Catania di Pulvirenti, scoprono negli angoli più remoti del globo giocatori del calibro del “barcelloniano” Sanchez, del serbo Basta, di Muriel, Spolli, Barrientos, Gomez e Bergessio. Tutti giocatori ora diventati pezzi pregiatissimi del nostro torneo grazie si alle loro doti tecniche, ma anche e soprattutto grazie a chi li ha portati in Italia scommettendo su di loro.

Questo è il difficilissimo obiettivo da raggiungere, ancor più importante di una salvezza ottenuta con i soli prestiti di qualche grande squadra. Per poter creare una società solida e capace anche magari di rialzarsi dopo un eventuale retrocessione (vedi ancora Atalanta), occorre programmare ed organizzare: due parole semplici da pronunciare ma allo stesso tempo incredibilmente complicate quando si tratta di metterle in pratica nel nostro ormai troppo impoverito campionato italiano.

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