La vittoria di domenica a Pescara è stata una bella boccata d’ossigeno. Sia perché i tre punti conquistati domenica sono fondamentali per la classifica, sia per il modo in cui la squadra si è imposta in campo, facendo la partita dal primo all’ultimo minuto e non scomponendosi nella ripresa, dopo aver subito il gol del 2-1 a tempo quasi scaduto. Domenica ci aspetta un’altra partita di straordinaria importanza, quella casalinga contro un rinnovato Siena; dovesse andar bene anche questa (ma non sarà per niente facile, mettiamocelo in testa fin d’ora), il Bologna potrebbe dare una svolta netta alla sua stagione e affrontare con più tranquillità e ottimismo la parte finale della stagione. Ottimismo che, nonostante i 7 punti conquistati nelle prime 4 partite del girone di ritorno (continuassimo così, eguaglieremmo i 51 punti dell’anno scorso), le convocazioni in Nazionale di Gila e Alino, l’esplosione di “cavallo pazzo” Kone e la prima partita intera giocata da Curci - che emozione vederlo esultare senza infortunarsi! -, non riesco proprio a fare mio.
Esaurita la sbornia post-match, infatti, non ho potuto non pensare alle tante, troppe incognite che agitano il futuro rossoblù. Chiariamoci, sono arciconvinto che questa squadra si salverà e con margine, ma i segnali che sono arrivati dall’ultimo mercato - l’incapacità della società di comprare un portiere all’altezza con un mese di tempo e le storture relative alla cessione di Portanova - non possono non farmi pensare che tra maggio e settembre ci sarà un bel po’ da soffrire. Pervaso da un negativismo che mai mi è appartenuto in quasi 30 anni di vita -sarà che sto invecchiando? checcellacrisi? che si avvicinano le elezioni? - domenica sera mi sono venute in mente, pensando al nostro BFC, le parole iniziali di “L’odio – La Haine”, film del 1995 diretto da Mathieu Kassovitz (se non l’avete visto, merita): “Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: "Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene". Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio”. L’uomo in questione altro non è che il Bologna: dopo la confortante prova di Pescara, tutti ci siamo fatti coraggio, tutti abbiamo visto la luce, tutti abbiamo pensato che anche quest’anno, forse, ce la faremo. Beh, quel sollievo, ai miei occhi, non era che il sollievo effimero che prova l’uomo in caduta libera da un palazzo di 50 piani, vedendo che piano dopo piano va ancora tutto bene. Perché dico questo? Perché, se ci sforziamo a guardare un po’ più in là, a pensare che a giugno potrebbero andarsene, giusto per fare due nomi, Perez e Gilardino, che altri come Gabbiadini se ne andranno di certo e che, anche dovesse diventare effettivo l’aumento di capitale ratificato dai soci a fine 2012, di soldi da spendere per sostituire degnamente questi giocatori non ce ne saranno, allora si fa davvero fatica a non vedere la colata d’asfalto verso cui stiamo andando a schiantarci; quella è lì, davanti a noi, e non possiamo fare proprio niente per evitare l’impatto. Servirebbe un intervento provvidenziale, servirebbe qualcuno che ci raccogliesse nel nostro volo e ci riportasse in cima al palazzo, servirebbe, per farla breve, un Massimo Zanetti. Il salvatore, però, sta lì a guardare e pare non fare niente per mettere fine alla nostra caduta; è “ricco, ma non scemo” e aspetta che sia la disperazione ad impossessarsi delle nostre membra, per poi intervenire come lui desidera, alle sue condizioni. Il vero, grosso problema è che, dall’altra parte della barricata, Zanetti si trova a trattare con il Presidente Guaraldi, il quale, oltre a Pinocchio, mi ricorda dannatamente Grumvalski. Chi? Sì, Grumvalski, il protagonista di una storia che un simpatico vecchietto racconta ai tre protagonisti de “L’odio” (vi ho detto che dovete guardarlo!): Grumvalski, nel viaggio di deportazione verso la Siberia, si attarda nell’espletamento dei propri bisogni fisiologici e non riesce a risalire sul treno che, comunque, lo porterà alla prigionia; Grumvalski cerca di risalire sul treno, allungando le mani verso i compagni di viaggio, ma ogni volta che lo fa gli cadono i pantaloni e, per orgoglio o per timidezza, se li tira su, perdendo l’attimo buono per risalire sul treno. Ecco, Guaraldi mi ricorda dannatamente questo personaggio: nonostante abbia la possibilità di farsi aiutare, per orgoglio o per interesse (centro tecnico?!?) rifiuta l’aiuto e continua per la sua strada. Ma che fine ha fatto il nostro Grumvalski? È morto di freddo. Mentre noi, tra un po’, ci schianteremo al suolo…
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