Sabato sera non ho visto la partita. Potrei dire che è stata colpa di un improvviso impegno di lavoro, che effettivamente c’è stato, ma in parte, comunque mentirei. Perché in realtà, quella partita avevo già scelto di non vederla, o al massimo di seguirla in pub con qualche amico, più per passare una serata in compagnia che altro. Lo so, probabilmente sono stato l’unico a pensarla così, vista la fila di macchine parcheggiate lungo i viali Gandhi e Togliatti, ma dopo anni di fregature, dopo lo scandalo Calciopoli, dopo la rinascita dell’orgoglio “gobbo”, al grido “30 sul campo”, ho detto basta: per quanto mi riguarda, la Juventus non esiste più.
Comodo, diranno i tifosi bianconeri, adesso che è tornata a vincere! No, vi assicuro che non è per quello, assolutamente. Lo ammetto, ho goduto parecchio nel vedervi retrocedere (anche se solo in B, quando meritavate di scomparire), anche perché appena un paio di settimane prima avevo pensato, parecchio affranto, che non avrei mai avuto la soddisfazione di vedere la Juve in Serie B; da allora, ho un grosso debito di riconoscenza nei confronti di una persona chiamata Luciano. Comunque, tornando a noi, la mia scelta di cancellare la Juventus dalla mia vita non nasce dall’invidia, dalla frustrazione, dalla disperazione, ma solo da un paio di considerazioni, tutto sommato logiche e non dettate da quella inguaribile quanto straordinaria malattia chiamata tifo.
Dall’osservazione di quella strana specie che è il tifoso juventino, mi sono accorto che due sono i fattori che determinano in un individuo la scelta, ai miei occhi inspiegabile, di decidere di tifare per la Vecchia Signora. Il primo, su cui poco si può fare, è la familiarità: chi ha padre o parenti stretti juventini è portato più facilmente a tifare per la Juventus; niente di strano, ovviamente, visto che l’imprinting che ci dà la nostra famiglia è importante non solo per le scelte di vita, come il tifo o simili, ma anche per un sacco di altre cose che qui non ci interessano. Il secondo, su cui invece poggia il mio ragionamento, è quel senso di frustrazione che porta molte persone a scegliere la squadra più vincente ed odiata del calcio italiano, per il solo gusto di prendersi una rivincita sulla società, sugli altri. Non avete idea di quanti miei amici, juventini di lungo corso ed ora disaffezionati, mi abbiano confessato che il loro tifo per la Gobba nascesse più che altro dall’avversione che gli altri nutrivano per quella squadra; avversione che aveva esaltato in loro un senso di appartenenza alla fede bianconera che altrimenti sarebbe rimasto debole, inascoltato, sopito. Il tanto decantato “orgoglio bianconero”, in larga parte, deriva da questo. Per questo ritengo che ignorare la Juventus, evitando così di mostrare una nostra debolezza, quella dell’odio verso quella maglia a strisce bianconere, sia il modo migliore per indebolire i milioni di adepti che quella squadra ce l’hanno, si fa per dire, nel cuore. Non date loro la soddisfazione di mostrarvi arrabbiati, inviperiti, sottomessi e, come per magia, la loro fede inizierà a scemare, per raggiungere livelli molto vicini a quelli dei primi anni post-Moggi.
Se posso darvi un consiglio, quindi, è quello di eliminare la Juventus F.C. dalla vostra vita calcistica. Quest’anno non ho visto neanche una partita di Conte & co. e, devo ammetterlo, sto ritrovando un po’ di quell’amore e di quella passione per il calcio che negli ultimi anni, tra uno scandalo (calcio-scommessopoli) e l’altro (Tessera del Tifoso), erano andati scemando. “Ma come?”, vi starete chiedendo, “dice di ignorare la Juventus e poi le dedica un paio d’ore della sua vita, scrivendo un articolo che non parla altro che di Juve?”. In parte avete ragione, ma la mia è solo una parentesi, nata dal tanto parlare sulla partita di sabato sera, con la quale spero di far capire a coloro i quali, come me, tifano Bologna da una vita, che senza sapere quello che dicono o fanno Agnelli, Conte e compagnia “bella” il calcio torna a diventare uno sport che vale la pena di essere seguito. Loro amano la Juve perché odiano tutto il resto, noi amiamo il Bologna solo ed esclusivamente perché è la squadra del nostro cuore.
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