Altro giro, altro regalo: ovviamente per gli altri. Il Dall'Ara è facile terra di conquista anche per una Fiorentina con la testa alla finale di Coppa Italia, scesa in campo con le pantofole, che non ha fatto altro che colpire il Bologna nella sua devastante fragilità. Primo tempo-fotocopia come con l'Atalanta: doppio vantaggio firmato Cuadrado, abile a infilarsi con irrisoria facilità negli spazi, e Ilicic che pennella un tiro dal limite con deviazione decisiva. Ininfluente il terzo gol del colombiano alla fine con i locali già alla deriva. Dura un quarto d'ora la resistenza del Bologna che s'inabissa alle prime difficoltà e si sgonfia come un pallone bucato, consapevole di non avere le risorse per rimettere in piedi le partite, e ahimè, il campionato.
Se alla conclamata mediocrità tecnico-tattica, si aggiunge anche la mancanza di orgoglio e carattere, diventa durissima andare a racimolare quei 4-5 punti per salvarsi nelle ultime tre partite decisive (Genoa fuori, Catania in casa, Lazio in trasferta), salvo regali inattesi. L'aria depressiva che si respira è quella da rassegnazione quasi accettata per complesso di inferiorità; si annusa aria di smobilitazione generale nelle espressioni dei giocatori, intuibili dalla puntuale uscita dal campo a testa bassa. Pure da fuori, tutti i cambi di Ballardini paiono scelte dettate dal caso e dalla disperazione: non giova a nessuno comunque punire ogni volta il colpevole di turno, vedi Cherubin coi viola.
Si tratta ad ogni modo di dettagli, la frittata è stata fatta nel corso dell'anno, toppando gli scontri diretti e tutte le occasioni possibili per risalire la classifica. E suona stonatamente paradossale che anche nell'ultimo turno di campionato abbiano perso tutte le ultime cinque, compreso un combattivo Sassuolo contro la capolista Juventus (1-3), meglio attrezzato nello sprint finale del Bologna, in vantaggio nello scontro diretto (2-1 e 0-0), ma con un calendario in salita (Fiorentina fuori, Genoa in casa, Milan a S.Siro). Aiutati che il ciel ti aiuta: è questa la voce e il grido finale di una tifoseria da serie A, che non si arrende all'evidenza, e che nel bene e nel male inneggia alla propria “bolognesità”, in faccia a una società di fantocci e a una squadra di fantasmi, e che si presenterà in massa a Genova sperando nel Miracolo.
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