L’immagine finale scaturita dopo la sconfitta interna con l’Atalanta è quella disarmante di una combriccola di anime perse, cui non basta neanche la forza della disperazione per fare risultato, perché le forze messe in campo sono sempre insufficienti. E’ sconsolante che in una delle tante partite da non fallire, si contino ben 23 conclusioni verso la porta avversaria, quando ai rivali bastano due conclusioni vincenti e un controllo senza eccessivi affanni.
Il pellegrinaggio di Ballardini da un modulo all’altro, dal 3-5-2 al 4-4-2, ha creato ancor piu’ confusione di quanta ce ne fosse, sguarnendo il trio di difesa coi laterali a supporto, delle residue certezze in copertura che avevano portato una maggior dote di punti. I rimescolamenti in mezzo, in un deserto di quantità e qualità, cambiando e scambiando tutte le carte del mazzo, compresi Friberg, Laxalt e Ibson nelle ultime uscite, lasciano una sensazione di frustrazione diffusa malcelata anche dalle lenti scure dell’allenatore. In attacco non si spedisce una palla in fondo alla rete su azione da 830’ circa, ma non si nega una chanche a nessuno: puo’ giocare chiunque, tanto cambiando l’ordine degli attori il risultato non cambia, è nullo lo stesso. Vien da sé che l’unico motivo d’esultanza sia per i negativi risultati altrui, puntuali e prevedibili. Ormai è assodato, le ultime cinque non solo fanno un campionato a se’ stante, ma anche un altro gioco: 1-2-3 stella.
Si muovono con un’accortezza tale che i piccoli balzi in classifica sono quasi impercettibili. Esemplare il passettino del Livorno, in svantaggio 0-2 a fine 1°tempo con l’Inter, si è ritrovato con un’insperato pareggio finale. E’ un’utopia che in questo nulla calcistico il Bologna sia ancora quart’ultimo: ciò non fa che accrescere la rabbia per aver gettato al vento punti vitali nei recenti match contro le dirette concorrenti. Proprio ora che arriva un ciclo di ferro affrontando in successione Inter, Parma, Juve e Fiorentina.
E la società rimane impotente, ostaggio di sé stessa e delle sue scelte, con l’invisibile cartello “vendesi” sulla porta, dove sfileranno via-via le dimissioni dei vari soci e consiglieri di turno. Bersagliata dalla tifoseria, si è vista voltare le spalle e criticare anche dai giocatori per ritiri non graditi, culmine di una situazione paradossale ormai insostenibile da tutte le parti. Il bilancio del monte-stipendi, per bocca del Presidente, recita un’ammontare di 32 milioni di euro totali. Guarda caso, 32 è piu’ o meno il numero dei giocatori a bilancio, oltre a un’inverosimile quota-salvezza. Non sarebbe male che anche i giocatori, dopo aver annunciato il silenzio in sala-stampa e non facendo parlare neanche il campo, si assumessero il loro carico di responsabilità, facendo leva su quel briciolo di orgoglio residuo e amor proprio, se mai gliene fosse rimasto un minimo. Onorate la maglia e ringraziate la tifoseria che si sciroppa spettacoli indecenti, questi si assistiti con la forza della disperazione.
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