Per secoli si è discusso sulla valenza del numero 3, ritenuto perfetto da molte scuole di pensiero. I motivi sono molteplici: la sua composizione, formata dal primo numero pari e dal primo dispari, il rappresentare la Trinità o, tanto per non dilungarci, il contenere gli elementi per creare la più elementare figura piana. A queste belle motivazioni si è ancorata l'Inter di Stramaccioni, giunta al terzo ‘’rendez-vous’’ stagionale contro il Bologna, con in tasca il bottino pieno alla vigilia della partita; a ciò ha pensato a lungo Ranocchia, rientrante da una squalifica giusto in tempo per ‘’gracidare’’ alla squadra di Pioli per la terza volta stagionale, roba che sarebbe stata da record, considerando il ruolo in campo che occupa il suddetto anfibio. Dall'altra parte, il Bologna poteva agguantare la terza vittoria consecutiva, ipotecando definitivamente l'affare salvezza. Ma l'Inter non ha fatto i conti con il vero numero perfetto, così come diceva la Scuola Pitagorica (e contro una squadra che ha in rosa Archimede Morleo... ): il 10, iconograficamente un triangolo con i lati a quattro. E il triangolo offensivo del nostro Bologna è stato subito fatale alla squadra nerazzurra, che fin dai primi minuti di gioco ha sbandato malamente contro la truppa di un Pioli più spregiudicato che mai. Purtroppo per noi però Sorensen ha un limone al posto della testa e Gabbiadini spedisce sul maledetto esterno della rete, che tante illusioni regala a noi calciofili, un gol che sembrava fatto. Nel primo tempo c'è solo una squadra in campo: bella, pimpante, cattiva quanto basta ma non a ridosso di un Carrizo al primo appuntamento stagionale. La cattiveria, quella vera, ce la mettono i padroni di casa: il Gargano è il bellissimo ‘’sperone d'Italia’’ e in onore di tale appellativo l'omonimo centrocampista uruguaiano sperona un po' tutti, a cominciare dal povero Sorensen che diventa paonazzo in volto a causa del dolore. Di colorato c'è solo lui, dato che il signor Calvarese non estrae nessun cartellino, legittimando quindi la raffica di fallacci degni della squadra più provinciale che ci sia, formata dai ruderi di ciò che resta dell'era del ‘’triplete’’. Infatti, poi ci pensa Stankovic (nomen omen) a picchiare a più riprese Diamanti che, stranamente, alla vigilia di ogni partita contro la Juventus si ritrova sempre in diffida. Che coincidenze! Nella ripresa i nerazzurri entrano in campo con la faccia brutta (a guardarne alcuni, non è solo un modo di dire): provano a gestire di più la partita convinti che forse il Bologna avesse ormai raggiunto il proprio apogeo nella prima frazione, senza per giunta segnare, e che quindi la vittoria fosse alla portata. I rossoblù faticano ma non troppo e la sensazione pessimista che si respira è il classico ‘’non l'abbiamo buttata dentro, adesso cerchiamo di non prenderla’’. Ed è quello che ho pensato anch'io quando ho visto la palla carambolare sui piedi non proprio sopraffini di Perez che però si riscopre assist man e imbecca Gilardino (appunto il nostro numero 10... ) che al volo trafigge il supplente di Handanovic. E' palese che i nerazzurri ‘’violino’’ il regolamento con le loro entratacce, e quindi il bomber di Biella nell'esultanza lascia a casa il ‘’violino’’, ma poco importa, finalmente il risultato adesso racconta la verità della partita. Per il resto, il Bologna ha saputo soffrire senza mai dare l'idea di piegarsi e c'è stato tempo per apprezzare l'esordiente Naldo e anche il nostro numero 1, Curci, che dopo i primi 45 minuti da disoccupato passati a fare un origami, nella ripresa è stato molto reattivo nelle sollecitazioni ricevute. Ciò con buona pace di Ranocchia, improvvisato bomber, che stavolta non ha trovato Agliardi tra i pali di quella porta che ci fu fatale due mesi fa... La partita termina 0-1: il Bologna in un colpo solo dimostra che non sa solo perdere di misura fuoricasa, ma anche vincere, e sceglie una serata speciale per farlo, ovvero il posticipo (l'ultima gara giocata di domenica sera fu a Napoli... ) e contro l'Inter di Cassano, Palacio e Guarin. Insomma, la musica è cambiata: portieri che parano, campi ‘’nemici’’ espugnati con quel mitico ‘’1’’ in casella (finalmente nel lato giusto!), che tante volte ci ha condannato in questo campionato, e classifica finalmente degna del Bologna. A proposito di musica, il 4 marzo non è un giorno qualsiasi per i Bolognesi, soprattutto quest'anno: a festeggiare i 70 anni di Lucio c'eravamo proprio tutti, anche chi come me abita in tutt'altra parte d'Italia. E c'erano anche i nostri beniamini rossoblù, elegantissimi e belli più che mai per l'occasione. Ci hanno fatto divertire e commuovere, come solo il vero amore sa fare, danzando buffamente sulle note di ‘’Attenti al lupo’’, con Lucio che cantava in sottofondo. In un periodo che ci sorride, con il Bologna squadra numero 1 del campionato in quanto a condizione psico-fisica, miglior attacco e tifoseria più appassionata e appassionante (e questo non solo ora), con la bella scoperta di ritrovarsi finalmente una retroguardia guidata da un portiere che dà sicurezza, mi viene voglia di intonare un canto. Lo dedico a tutte le trasferte perse nello stesso maledetto modo, a quella drammatica Coppa Italia che ci è scivolata di mano come una saponetta nei guantoni di un ragazzo poco sicuro, e a chi, come sempre, in sfide come queste, si gioca il classico ‘’1’’ in schedina con la sicumera che tutto andrà secondo copione. Il mio asindetico elenco potrebbe durare ancora tanto, ma stavolta, lascio San Siro canticchiando una canzone che ho in testa da un po' di giorni e che per una volta metterà a tacere tutte le diatribe filosofiche del mondo. Si intitola, finalmente, ‘’Attenti all'uno’’. Il vero numero perfetto, almeno oggi.

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