Lo scorso 11 agosto eravamo tutti in spiaggia a gustarci un bel gelato sotto la calura estiva: eppure, nella lontana Pechino, in quel torrido sabato pomeriggio, Juventus e Napoli si contendevano la Supercoppa italiana. I fatti successi dentro e fuori dal campo ci riguardano poco (per fortuna), compresa la lunga scia di polemiche protrattasi per mesi. Eppure, penserete voi: cosa c'entra con noi? Perché dopo quella ‘’bella’’ parentesi di calcio italiano all'estero, dalle parole del mondo a strisce bianconere uscì un lungo coro di disappunto verso la presunta antisportività degli azzurri: fu passato in rassegna tutto il repertorio di frasi fatte che va dal celeberrimo ‘’stile Juventus’’ alla fatidica esortazione ‘’abbassiamo i toni’’ pronunciata dai ‘’signori’’ Conte e Agnelli. Bene, dopo 31 sabati esatti, allo stadio ‘’Dall'Ara’’, per il ciclo ‘’nella vita ci vuole grande coerenza’’, a partita ancora in corso, Conte si lascia andare a una sceneggiata aizza-pubblico a dir poco agghiacciante, per usare una parola a lui tanto cara. Ma un passo per volta. Bologna e Juventus si presentavano a questa sfida nella miglior condizione psico-fisica. Tutto esaurito, recitavano i quotidiani presentando il match. Tutto esaurito il nostro (e solo nostro) stadio. Ma tutto esaurito anche il limite della pazienza verso questa squadra che, a dispetto del suo tema in bianco e nero, negli anni ce ne ha combinate di tutti i colori. Si capisce fin da subito che non sarà un sabato fortunato per noi: Buffon esce a valanga su Gilardino (per l'arbitro è palla piena, la moglie del nostro numero 10 però si chiede quale... ), Peluso (forse memore di vecchi ‘’fantasmi’’ che gli rievoca il BFC) viene ammonito solo al novantesimo fallo commesso, Chiellini scalcia, strattona, spinge e come sempre finirà la partita lindo e pinto come il sederino di un bambino, senza nessun cartellino sul suo groppone. Ed è andata bene a Moscardelli che i suoi capelli non siano stati violati dal difensore col nasino alla francese... Il più picchiato di tutti è stato però ancora una volta Alino che, oltre ai soliti e banali calcioni che gli rifilano tutti, stavolta s'è beccato anche una gomitata da Pirlo. Ma per l'arbitro, in realtà, è simulazione: sanguinava solo perché ha preso una brutta otite, cosa molto comune con questo freddo. Già. Proprio sotto la ‘’Bulgarelli’’ il Gila ci regala 3 secondi di illusione realizzando una rete poi annullata per fuorigioco netto, almeno per noi comuni mortali. A parti inverse ci sarebbe stata l'ombra di un rossoblù a tenere in gioco l'attaccante juventino di turno. Poi ci pensa Pioli, con una mossa forse suicida, schierando un Naldo che ci ha fatto rimangiare quanto di buono detto di lui dopo la notte di San Siro, a facilitare il compito a chi, nella propria lunga storia ‘’sportiva’’, ha sempre avuto tutto già in discesa. Nel giro di 10 minuti gli ospiti (poco graditi) hanno liquidato il Bologna con la premiata ditta Vucinic-Marchisio-Naldo, che nel giorno della sua presentazione dichiarò fieramente di essere il sedicesimo brasiliano della storia in forza al club felsineo. Beh, diciamo che dopo la sua serataccia e dati i recenti accadimenti pontifici, non passerà alla storia come Papa Naldo XVI... Il resto della partita serve a Chiellini per provare a prendersi anche lo scalpo di Moscardelli, a Buffon per dispiacersi di non aver ricevuto nessuno ‘’scalpellotto’’ dalla curva rossoblù (dato che, secondo lui, prenderne è salutare!) e a Conte per ricordare a tutti cosa sia il vero ‘’stile Juventus’’, quella ‘’sportività’’ che dal 1897 contraddistingue il club di Torino ma con tifosi sparsi ovunque. L'isterica esultanza dell'allenatore leccese, in stile ‘’Mourinho dei poveri’’, è da strapparsi i capelli, in tutti i sensi. Ed è per ‘’abbassare i toni’’, no? E per sbattere in faccia ai Bolognesi l'esistenza di tanti loro concittadini che tifano per quelle strisce là. La paternale su quanto sia bello sostenere la squadra della propria città fatta da me può sembrare a dir poco ambigua ma c'è un bel ‘’distinguo’’ da fare: la mia è stata una ‘’vocazione’’ che mi accompagna da sempre, da quando ho memoria. Non ho mai optato per chi tifare e, seppure ciò fosse successo, non si può parlare di scelta di convenienza: mentre giacevo impaziente nel grembo materno il mio Bologna marciva in Serie B e per fortuna il grande Lorenzo Marronaro decise, inconsapevolmente, di festeggiare la mia venuta al mondo con una bella caterva di gol dal sapore di massima serie. Negli anni successivi la mia ‘’Via Crucis’’ del tifo è stata lunga, tortuosa, altalenante ma mai incoerente: non avrei deposto la mia ‘’croce’’ per nessun motivo al mondo, nemmeno nei momenti più difficili. Nemmeno in quella maledetta retrocessione 2005 in cui, lo ‘’stile Juventus’’ c'entrava molto di più di quanto si possa pensare. Questo non è un'auto-apologia, o forse sì: è un giusto riconoscimento a chi come me magari ha ‘’tradito’’ la sua città d'origine ma lo ha fatto in maniera involontaria e soprattutto senza alcun beneficio. Questo lo possono dire i tanti bianconeri di Bologna e non? Se oggi detestare la Juventus è lo sport nazionale, la coerenza, quella vera, è stata solo nostra: è facile provare antipatia per la ‘’vecchia Signora’’ ma poi invitare Moggi come opinionista e sentire la sua ‘’bella’’ visione del calcio, accettando così tacitamente o meno la connivenza con chi ragiona così. Noi no, noi abbiamo gridato in piazza il nostro dissenso verso quell'uomo e verso chi voleva appiopparcelo. In una piazza reale e virtuale, quella che contiene me e chiunque altro tifi Bologna da qualsiasi punto d'Italia e del mondo. Forse il nostro ‘’mistero della fede’’ ci ha condannato a tifare per delle strisce che non vinceranno mai più niente ma sapete che c'è? Se decenni di trionfi più o meno limpidi e di ‘’stili’’ tanto paventati ma mai realizzati nella pratica producono un Conte qualsiasi, armato della sua isterica antisportività priva del rispetto di cui parlava il nostro Pioli, io mi tengo le mie strisce. Meno bianche, ma più pulite. Prendetevi questi 3 punti conquistati meritatamente sul campo ma, per piacere, adesso strisciate via.

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