Lascia a desiderare lo spettacolo nel posticipo del lunedì, Bologna e Chievo si annullano e portano a casa il classico punticino a testa utile a muovere la classifica ma non a dare la spallata decisiva. Il primo tempo si chiude con uno zero a zero anche nei tiri in porta, a testimoniare il fatto che la partita è stata brutta. Bruttissima.

Pioli riparte dal 3-5-1-1 con Diamanti in cabina di regia sulla trequarti e Kone di nuovo arretrato, nessuno dei due ne gioverà. Dall’altra parte il Chievo dimostra di essere ancora con l’allenatore lottando e pressando come sempre, impedendo di fatto ai rossoblù di manovrare. Ai punti leggermente meglio il Chievo ma chiunque avesse vinto stasera avrebbe compiuto un furto clamoroso. Prima emozione al primo minuto con Sardo che in area di rigore spara di poco alto. Poi più nulla per tutti i restanti quarantaquattro minuti in cui le due squadre pensano più a non prenderle che a darle. Capita quando si tratta di due formazioni nei bassifondi della classifica. Nei rossoblù il migliore del primo tempo, e forse di tutta la partita, risulta quel Michele Pazienza vituperato da molti ma applaudito da tanti stasera allo stadio. Non si registra nulla di significativo dal punto di vista tecnico in campo a parte un Cesar molto nervoso che rifila due gomitate prima a Garics e poi a Cristaldo ma verrà ammonito solo a dieci dalla fine per un fallo banale su Diamanti. Sottovoce di Marzullo risulta essere più interessante. Il primo tempo è tutto qui, una frazione in cui anche i cronisti fanno fatica a scrivere qualcosa per riempire le righe concesse.

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Nella ripresa non cambia molto, però il Chievo si rende pericoloso con due cross da destra sventati in extremis da Sorensen e Krhin che di fatto evitano un goal già fatto a Paloschi. Brividi. Per il semplice motivo che la pochezza in campo non permette ad una squadra di rimontare sull’altra; se il Chievo avesse segnato il Bologna non lo avrebbe più ripreso e viceversa. Il primo tiro nello specchio dei rossoblù è una telefonata di Cristaldo, siamo al 57’ minuto. Pioli capisce che si sta giocando in campo contro il Chievo (ultimo in classifica) e per la mente gli passa l’idea di provare a vincerla. Dentro Moscardelli per Laxalt e Bianchi per uno stanco Cristaldo. Proprio il “barba” scalda i guantoni a Puggioni da fuori dopo cinque minuti dall’entrata in campo. Un po’ di scossa è stata data. Non pervenuti Kone e Diamanti con il greco che si sfianca in copertura e perde ogni tipo di lucidità in zona offensiva. Si chiude col botto per via della stanchezza: Acostie brucia Sorensen e Krhin in velocità ma calcia addosso a Curci mentre dall’altra parte al novantesimo Perez verticalizza per Bianchi che solo in area, da posizione leggermente defilata, non centra la porta. Déjà vu (ricordarsi Reggio Emilia). E’ l’ultima emozione di una partita del tutto priva di sussulti, anzi, arriva la beffa con la sciagurata ammonizione di Perez a dieci secondi dalla fine per un fallo inutile a centrocampo che si somma a quella di Pazienza del primo tempo che rende entrambi squalificati per la trasferta di Bergamo. Emergenza in difesa senza Mantovani, Natali e Cech; ora pure a centrocampo senza i due mediani centrali. Si andrà a Bergamo cercando di strappare il classico puntaccio, molto probabilmente non ci importerà più di tanto se giocheremo male o bene. Per oggi si è giocato male, tra sette giorni si vedrà. Peggio è difficile.

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