Battendo il Cagliari ieri il Bologna ha fatto finalmente il suo dovere soprattutto alla luce dei risultati arrivati nelle ore precedenti da Verona e Torino: ora i rossoblù sono nuovamente padroni del proprio destino. Quattro squadre si trovano sotto in classifica di cui due staccate di un buon margine e una che ancora davanti è stata pericolosamente risucchiata nel vortice della lotta per non retrocedere: per una volta al lunedì si può sorridere. Le note liete che arrivano dalla graduatoria di Serie A però non trovano piena corrispondenza in una partita che anche ieri ha visto il Bologna annaspare ed emergere vittorioso più per merito dell'ingenuità di Dessena che per una prestazione degna dei tre punti. Ballardini ha rivoluzionato la squadra nello schema e negli uomini chiedendo un grande sforzo fisico e mentale ad un gruppo in crisi ed ottenendo risposte decisamente incerte. La speranza è che la forza del risultato rifornisca al più presto di energie in vista degli altri due impegni decisivi contro Chievo e Atalanta, ma gli esperimenti tentati si sono rivelati quasi tutti dei fallimenti. La difesa a quattro, rispolverata dopo oltre tre mesi, è sembrata poco convincente soprattutto visto che sugli esterni sono stati impiegati due centrali come Cherubin e Sorensen con il danese chiamato a scuotersi di dosso le ragnatele a distanza di 113 giorni dalla sua ultima gara da titolare. La maglia da titolare consegnata a Friberg non ha convinto tanto quanto la strana coppia Bianchi-Acquafresca o l'avanzamento di Garics in un centrocampo privo di coesione che ha costretto Perez ancora una volta agli straordinari per cercare di tenere uniti i reparti. Sul campo la nota più positiva arriva sicuramente da Christodoulopoulos, a volte confusionario ed egoista, ma capace di guidare i suoi verso l'area avversaria e trasformare freddamente un rigore stavolta davvero decisivo. Per una volta al Bologna però è mancata quella coesione che è stata sin dal primo giorno il marchio di fabbrica di Ballardini e questa pecca è figlia evidentemente di uno sperimentalismo tattico che in queste giornate si sta facendo troppo marcato. I limiti della rosa a disposizione sono evidenti e le colpe sono tutte della gestione scellerata di Guaraldi, ma si potrebbe comunque fare qualcosa di più dando ad ogni calciatore compiti più semplici e congeniali alle proprie caratteristiche che permettano di giocare con maggiore sicurezza e fluidità. A riprova delle scelte discutibili con almeno mezza squadra fuori posto, nella ripresa sono arrivati alcuni correttivi che hanno riportato la disposizione su binari più canonici anche se ancora una volta i cambi sono sembrati poco consoni all'andamento preso dalla gara. Se da una parte il Bologna manca ancora di gioco, dall'altra bisogna però riconoscere la grande unità portata dallo staff tecnico all'interno di uno spogliatoio che in campo dimostra di credere nei dettami tecnici ricevuti e si impegna per applicarli. Tale obiettivo sicuramente è figlio della straordinaria etica del lavoro e serietà di Ballardini e del suo vice Regno (che finalmente tutti stanno iniziando a conoscere e ad apprezzare) ma non di un ritiro a Coverciano che oggi appare come l'ultima decisione errata ed insensata di un presidente ormai sempre più vicino al capolinea. Sabato erano quasi duemila le persone che pacificamente gli hanno recapitato fin sotto casa tutta la loro disapprovazione dimostrando che chi ama il Bologna non si è fatto incantare dalle promesse disattese o dalle parole ingannevoli di parte dei media locali che per anni hanno offerto verità parziali. A Zola Predosa i tifosi si sono ritrovati per dire con forza che pretendono un futuro migliore per i colori rossoblù, al Dall'Ara in qualche modo si è gettato un primo mattone perchè esso sia ancora in Serie A.
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