Ai primi di gennaio Davide Ballardini si presentava al pubblico bolognese senza proclami e con la faccia di chi vuole mettersi al lavoro prima possibile per tirare fuori qualcosa di buono dalla squadra rossoblù. La parola chiave era compattezza e in nome di questo credo il tecnico ravennate rispolverò un eccellente Cherubin a chiudere la fascia sinistra con Morleo, chiese ai suoi centrocampisti di tenere le linee corte e pareggiò tre gare delicatissime contro Lazio, Napoli e Sampdoria. Quello di gennaio è stato un Bologna impostato su un 3-5-1-1 sicuramente poco incline alla costruzione ma che sapeva chiudersi con ordine e saggezza, sintomo di un buon lavoro settimanale anche a livello di intesa tra i reparti. A quella squadra mancava però il dialogo tra fantasista ed esterni, indispensabile per portare a palloni sfruttabili da parte del centravanti.
Il verbo pareggiare andò invece in archivio a febbraio con Udinese, Milan e Roma uscite vincenti dagli scontri con i rossoblù che però si imposero a Torino nella prima gara da orfani di Diamanti. Il nuovo 3-5-2 però paradossalmente sembrava in grado di dare qualcosa in più facendo scoprire alla squadra quadrata delle prime uscite anche la velocità nelle ripartenze ed il gusto del sacrificio in pressing su avversari tecnicamente più dotati. Quel Bologna sembrava pronto, nonostante la dipartita dell'ex capitano, a fare un passo avanti sul piano del gioco puntando sulla corsa e la discreta intesa nata nella nuova coppia offensiva Bianchi-Cristaldo. Il punto interrogativo riguardava solo Kone, giocatore indispensabile per la sua imprevedibilità ma anche tatticamente anarchico, a cui ci si sarebbe dovuti affidare nelle gare successive per cercare di trovare nuovamente la vittoria.
La sfortuna però ha infilato i bastoni tra le ruote a Ballardini privandolo del greco proprio all'inizio di un marzo decisivo ricco di scontri diretti e da quel momento il tecnico ha iniziato ad annaspare alla disperata ricerca di un appiglio senza riuscire ancora a trovarlo. La smania di iniziare a fare gol ha portato innanzitutto a rispolverare l'intera batteria di attaccanti a disposizione prima con spezzoni importanti per Moscardelli e Paponi poi con la promozione a titolare di Acquafresca. Questa voglia di mischiare tutte le carte a disposizione si è poi estesa agli altri reparti e ha consentito di riesumare quasi tutti: da Sorensen a Crespo passando per Laxalt e gli inutili nuovi arrivati Friberg e Ibson. Il Bologna ha così iniziato a cambiare pelle di partita in partita finendo per consumare spesso uno o più cambi in anticipo per correggere le scelte iniziali rivelatesi fallimentari alla prova del campo: ne sia prova il fatto che delle ultime 12 sostituzioni ben 10 siano state usate entro l'ora di gioco.
Scelte tattiche disastrose come l'impiego di Mantovani esterno di centrocampo contro il Sassuolo però sono state solo il preludio ad una seconda fase rivoluzionaria in cui Ballardini ha ritenuto la sua squadra abbastanza matura per rinunciare all'ormai ben collaudato 3-5-2 passando ad un sorprendente 4-3-1-2. La nuova formazione avrebbe dovuto rispondere all'esigenza di una maggiore propulsione offensiva ma il risultato è sconfortante: nelle ultime 3 gare è stato segnato solo un gol su rigore e ne sono stati subiti ben 5. La compattezza degli esordi è diventata un ricordo e con essa anche le scelte basilari che avevano portato a chiudere le maglie difensive, il Bologna ha iniziato a proporre almeno metà dell'undici titolare in posizioni inedite con esperimenti azzardati come Sorensen terzino su Obinna e Garics promosso mezzala di centrocampo. La difesa sbanda, il centrocampo non ha più alcuna parvenza di coordinazione nei movimenti, il pressing è confusionario e in attacco la scelta del doppio centravanti ha portato a vedere sempre due uomini sugli stessi palloni senza che nessuno riuscisse a cercarli con qualche cross. Solo sabato contro l'Atalanta i rossoblù hanno fatto qualche timido tentativo ma per l'occasione Ballardini aveva scelto di tenere in panchina Bianchi, attaccante noto per le sue qualità nel gioco aereo.
La sensazione è che in questo Bologna oggi ci siano poche idee e confuse e che l'eccessivo sperimentalismo del tecnico abbia soltanto accentuato le lacune tecniche di una squadra devastata dalle scelte della dirigenza con il risultato che la parte facile del calendario è ormai alle spalle e buona parte dei punti disponibili sono già stati persi. Ora arriveranno le gare impossibili contro Inter, Juventus e Fiorentina quindi analoghe a quelle in cui il primo Bologna di Ballardini aveva raccolto complimenti e anche qualche punto importante. Per affrontarle serve che però che il mister sia il primo a rivedere con spirito critico il proprio percorso in rossoblù ritornando alla semplicità e concretezza degli esordi. Questa squadra può non essere in grado di fare gol, ma almeno ha dimostrato di sapersi difendere: per muovere la classifica può bastare.
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