La prima reazione che in tanti hanno avuto domenica sera dopo la disfatta dell’Olimpico è stata chiedere la testa di Stefano Pioli. I malumori in città serpeggiano già da qualche settimana per un gioco che non convince e un’identità latitante o addirittura risalgono allo scorso anno visto che anche dodici mesi fa l’avvio stentato di campionato aveva rotto il fronte fino ad allora compatto dei sostenitori del mister. Ogni sconfitta lascia sempre qualche strascico anche in società a maggior ragione se clamorosa come le ultime due patite nelle trasferte romane e allora non c’è da meravigliarsi se da domenica sera qualcuno ai vertici del Bologna stesse valutando l’opzione del cambio di guida tecnica per dare una scossa ad una stagione partita con il piede sbagliato. Per il bene del Bologna però è meglio che questi pensieri rimangano tali o addirittura vengano cancellati visto che non esiste oggi un motivo razionale per pensare di licenziare Stefano Pioli. Dal punto di vista economico sarebbe un suicidio esonerare uno staff tecnico che ha ancora due stagioni di contratto a cifre milionarie per tenerlo a libro paga e contemporaneamente sostenere l’ingaggio di un nuovo allenatore con rispettivi collaboratori che sicuramente non lavorerebbe gratis e che anzi chiederebbe qualcosa in più proprio a causa della situazione di emergenza dei rossoblù. Come si potrebbe spiegare a quel punto una cessione come quella di Taider operata in nome del bilancio? Una scelta così radicale poi non avrebbe fondamento neanche sotto il profilo logico visto che appena sei mesi fa Guaraldi e soci avevano deciso di confermare la fiducia al mister con un prolungamento contrattuale di fatto inutile nonostante un avvio di campionato parimenti problematico seguito poi da una brillante riscossa. Durante l’estate inoltre non si può certo affermare che il Bologna sia migliorato dal punto di vista dell’organico e, nonostante le dichiarazioni di facciata, risulta decisamente difficile credere che l’operato della dirigenza sul mercato abbia rispecchiato in pieno le richieste di Pioli. Il tecnico voleva trattenere Gilardino, fondare il futuro su Taider e avere finalmente due ali in grado di saltare l’uomo e crossare dal fondo: quante di queste richieste sono state esaudite? È evidente allora che un esonero oggi sarebbe una scelta errata alla luce delle colpe ben più gravi di un club che per due estati ha deciso di smantellare la rosa della salvezza precedente ripartendo da giocatori economicamente più abbordabili ma anche inevitabilmente più rischiosi nell’ottica dei risultati. Verrebbe quindi da chiedersi quante siano le colpe di Pioli in questi miseri tre punti frutto di un gioco praticamente inesistente e quante invece quelle di Guaraldi, soci e Zanzi. Il Bologna ha subito sedici gol in sei partite perché in difesa i titolari infortunati Sorensen e Cherubin hanno come cambi un Antonsson che ha saltato la prima parte della preparazione e una coppia di ex lungodegenti come Mantovani e Natali. Il pacchetto dei centrali in pratica non ha una storia clinica in grado di offrire garanzie per la Serie A, ma in sede di mercato si è scelto di non percorrere piste più sicure come quelle che portavano a Fernandez o Zaccardo così come si è ignorata la necessità di acquistare un terzino destro. Davanti alla difesa poi la coppia titolare Taider-Perez è stata non solo scissa, ma tale operazione è arrivata anche con colpevole ritardo quando ormai il lavoro estivo era di fatto già tutto alle spalle. Con il francese in uscita e l’uruguaiano di ritorno allora Pioli si è trovato a settembre a ricominciare tutto da zero cercando di ridisegnare equilibri e schemi impreventivabili nei mesi precedenti dopo le assicurazioni ricevute anche a mezzo stampa dalla sua dirigenza. C’è poi un ultimo importante motivo per cui l’esonero del tecnico oggi sarebbe una mossa dannosa: Pioli è l’unico vero fattore in grado di portare la squadra alla salvezza. Non esiste infatti un trascinatore in grado di salvare da solo il Bologna sul campo con i suoi gol e le sue giocate come fece Di Vaio a suo tempo: non può farlo Bianchi, non può farlo Cristaldo e non può farlo neanche Diamanti. L'unica soluzione quindi è affidarsi come un anno fa alla leadership e all’esperienza di un allenatore che dovrà sfruttare ogni giorno della settimana per cercare di far quadrare il cerchio a maggior ragione visto che in campo non si vedono segnali di sfiducia dei giocatori nei suoi confronti. E se anche essi emergessero toccherebbe alla dirigenza smorzarli sul nascere prendendo la parte di un tecnico voluto e confermato in primavera e che non può essere scartato con i primi rigori dell'autunno.
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