La Legge di Murphy insegna che "se ci sono più modi di fare una cosa e uno di questi può portare alla catastrofe, allora qualcuno sceglierà proprio quel modo". Questo teorema della cultura popolare ha trovato applicazione ieri nella scelta fatta dal Bologna per presentare la sua nuova campagna abbonamenti. La premessa di chiedere soldi per una squadra gravemente incompleta ed in procinto di perdere ulteriori pezzi non prometteva certo bene, ma leggere poi a lettere cubitali un clamoroso errore di grammatica ha dato a tutti il segnale definitivo della disfatta. Il marketing potrà certamente concedersi qualche licenza poetica, ma l'assenza del congiuntivo nel claim "Non importa cosa fai. Importa che ci sei" ha veramente un pessimo suono in italiano. Senza soffermarsi troppo sulla scelta delle parole, la situazione è diventata poi quasi grottesca allargando lo sguardo all'immagine che per i prossimi mesi inviterà i bolognesi a spendere i propri soldi per abbonarsi al Bologna. Non sarà elegante citare se stessi, ma appena ventiquattro ore fa su queste pagine si poteva leggere questa frase: "Per quanto possa essere simpatico e carismatico, il barbuto attaccante italo-belga difficilmente potrà essere proposto come volto mediatico di una campagna abbonamenti". E invece sarà proprio Davide Moscardelli l'uomo immagine dell'estate rossoblù. Proprio quell'attaccante arrivato a Bologna quattro mesi e mezzo fa e che ha collezionato appena 164 minuti di Serie A con la maglia rossoblù in nove spezzoni di gara non giocando mai titolare. In genere questo ruolo è affidato al campione assoluto della futura squadra, ma le certezze in casa rossoblù ormai vacillano e tra un Perez andato, un Gilardino andante e un Diamanti che andrà non è rimasta altra scelta se non quella di puntare sull'ironia e sul grande appeal della punta nativa di Mons. Nessuno infatti può mettere in discussione la straordinaria professionalità, l'innata simpatia ed il formidabile carisma di un uomo come Davide Moscardelli che negli ultimi mesi ha visto crescere attorno a sè e alla sua folta barba un vero e proprio fenomeno virale di affetto ed ammirazione sia su internet che sotto i portici bolognesi che lo ha reso immediatamente uno dei nuovi idoli della tifoseria. Il problema è che il club di Guaraldi in questo momento non ha davvero altre possibilità per provare ad accattivarsi il favore del pubblico se non quella di sfruttare la grande popolarità personale del numero 9 rossoblù per i propri fini. Leggendola come un gesto ironico, questa scelta inattesa può anche apparire una geniale trovata di marketing, ma, conoscendo i gravi ed irrisolti problemi che affliggono da anni il Bologna, ecco che diventa lecito per i tifosi sentirsi invece presi in giro da una società che non si pone problemi a fare bella mostra della propria sconsolante condizione.

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