Sono bastati novanta minuti per ribaltare le prospettive e trasformare alcune speranze in delusioni. Questo Bologna, incapace di trovare la via del gol da quasi un mese, è capace anche di questo. La scorsa settimana infatti non sono mancati i commenti sarcastici sulle squalifiche di Morleo e Cristaldo da parte di alcuni tifosi e addetti ai lavori così come altri hanno sorvolato sull'assenza di Kone per infortunio cullando la speranza di dare così modo di sbocciare al talento di Ibson. In fin dei conti al primo viene puntualmente contestata l'imperizia nell'effettuare cross dal fondo, il secondo non viene visto come il goleador capace di trascinare il Bologna alla salvezza e anche il terzo forse non convince proprio tutti a causa della sua anarchia tattica che lo rende difficilmente collocabile. Se però il Sassuolo è riuscito ad uscire dal Dall'Ara con un mezzo sorriso sul volto invece che con le ossa rotte è stato anche a causa di queste tre pesantissime e sottovalutate assenze.

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Innanzitutto nelle ultime settimane Archimede Morleo si era trasformato in una preziosissima arma tattica al servizio di Ballardini che aveva trovato nell'esterno ex Crotone la chiave giusta per creare una solida catena con il centrale mancino (Cherubin o Mantovani) in grado di bloccare avversari temibili come Cerci o Iturbe. Morleo avrà limiti tecnici nel fondamentale del cross, ma ha coltivato l'abilità di aiutare la sua difesa in ripiegamento senza farsi mai schiacciare troppo e si applica sempre senza risparmiarsi fino all'ultimo secondo di gara provando a mettere in crisi le difese avversarie con le sue ripartenze velocissime che in questi anni hanno portato numerose ammonizioni nelle fila nemiche. Ballardini ha scelto di sostituirlo con Mantovani e di fatto il Bologna non ha mai usato la fascia sinistra per provare ad attaccare risultando così prevedibile anche per una squadra evidentemente in crisi di risultati e di identità.

Passiamo quindi a Jonathan Cristaldo, capace di illudere tutti con un esordio da titolare con gol contro il Milan e poi diventato settimana dopo settimana una cocente delusione. Il primo mese di panchina sotto la guida di Ballardini era apparso come una bocciatura ma invece, risolti i problemi con la bilancia conseguenti agli eccessi del Natale, l'argentino si è ripresentato in campo reattivo e micidiale per far pagare a caro prezzo due ingenuità alla difesa del Torino. Cristaldo probabilmente non sarà un attaccante da doppia cifra in grado di portare sulle sue spalle il peso dell'intero attacco di una squadra di Serie A, ma ha dimostrato di essere sia fisicamente che tatticamente un partner preziosissimo per una punta fisica come Rolando Bianchi. L'assenza dell'ex Velez permette ai centrali avversari di concentare le proprie attenzioni su un solo attaccante riducendo così al minimo il già scarso potenziale offensivo rossoblù. Chiedere a Cannavaro per credere.

Infine arriviamo a Panagiotis Kone, giocatore di difficile collocazione tattica ma sicuramente l'unico rossoblù oggi in grado di risolvere da solo la partita con un guizzo di genio. Il suo dinamismo lo rende una variabile impazzita sullo scacchiere tattico dei mister avversari che si trovano ad affrontare un giocatore imprevedibile e atleticamente dominante. Ecco quello che è mancato contro il Sassuolo e che Ibson almeno al momento non ha: la rapidità di gambe combinata con quella di pensiero e di azione che permettono di improvvisare un'azione pericolosa dal nulla. La vera missione per Ballardini è sicuramente trovare una collocazione adatta alle caratteristiche del greco, ma l'importante è sempre non allontanarlo troppo dalla porta o dai compagni del reparto offensivo: l'arma principale del repertorio di Kone non può e non deve diventare un limite per la sua stessa squadra ma soltanto mietere vittime tra i portieri e i difensori avversari.

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