L'arrivo di Ballardini ha apportato diversi cambiamenti in questo Bologna, rendendolo più compatto difensivamente, capace di costruire un'azione e maggiormente concentrato sia come collettivo, sia come individualità. Ma ci sono alcuni interpreti che sono usciti allo scoperto proprio sotto la sua gestione, mentre prima latitavano o erano addirittura fuori dalle rotazioni: stiamo parlando dei casi di Christodoulopoulos, Krhin e Antonsson.
Il caso più eclatante fra tutti è quello di Lazaros Christodoulopoulos, il quale è passato da giocatore ai margini per Pioli, a protagonista della mediana di Ballardini e autore di partite di un certo spessore. Con il cambio di guida tecnica, il centrocampista greco ha trovato una dimensione nuova che sta dando i suoi frutti. Pioli infatti lo utilizzava col contagocce e limitandosi a schierarlo sulla trequarti dove, eccezion fatta per il match con il Milan, non ha mai fornito prestazioni soddisfacenti, finendo ben presto in panchina e venendo utilizzato solo in casi di estrema necessità. Il fondo è stato toccato con le 4 partite di fila senza giocare fra dicembre e gennaio, dopodiché, con l'arrivo di Ballardini ecco Lazaros trovare posto come mezzala fra la sorpresa generale. E invece Ballardini ha avuto ragione a dispetto degli scettici: partita dopo partita, il greco ha dimostrato di meritare il campo e di trovarsi a suo agio in un ruolo fino a quel momento mai preso in considerazione, tanto da rivelarsi una valida soluzione in più per il tecnico, grazie alle sue incursioni e il suo dinamismo in fase di ripartenza. Gli manca il gol è vero, ma la porta è per lui ora più lontana: di certo, se dovesse riuscire ad aggiustare la mira in uno dei suoi tentativi, prima o poi il gol potrebbe arrivare.
La crescita esponenziale, ma anche tanto attesa, di Rene Krhin è un'altra lieta novella della gestione Ballardini. Il diletto di Mourinho, l'eterna speranza, sembra finalmente essere sbocciato sotto la guida del tecnico di Ravenna. Sono già quattro le partite consecutive che gioca con grinta, verve e con una continuità che prima d'ora non si era mai vista da parte sua. Con Pioli si era limitato a qualche discreta gara giocata qua e là, ma senza mai dare una conferma dopo l'altra. Lo sloveno lotta, si propone, velocizza la manovra, arriva a tirare in porta ma, soprattutto, verticalizza. Proprio quest'ultimo punto era sempre stato uno dei motivi di maggior critica nei suoi confronti, dal momento che spesso il suo gioco si limitava a passaggi orizzontali e prestazioni anonime. Si può finalmente parlare di un Krhin ritrovato e di un giocatore utile in una mediana troppo spesso deficitaria sino ai primi di gennaio.
Infine Antonsson. Il difensore svedese, nel 3-5-2 di Ballardini ha trovato il suo equilibrio. Senza dubbio la presenza, l'intesa e la chimica instauratasi con Natali e Mantovani ha fatto si che l'apporto del centrale scandinavo crescesse di pari passo con quello dei compagni. Inoltre va detto che individualmente, negli ultimi tempi, Antonsson è migliorato lavorando moltissimo sui propri difetti, dimostrandosi più sicuro nei contrasti, nelle chiusure e nei disimpegni, uscendo persino con eleganza da alcune situazioni critiche. L'Antonsson che andava spesso in difficoltà in certe situazioni, quello impacciato e un po' goffo, sembra ormai non esserci più, con la conseguenza che ora il reparto arretrato può contare su un altro protagonista ritrovato, che può dare quella fiducia necessaria per perpetrare una solidità difensiva, che pare ormai uno dei punti forti di questo Bologna 'ballardiniano'.
© RIPRODUZIONE RISERVATA