Non esiste emergenza infortuni in grado di spiegare la prestazione fornita ieri da Pioli e dai suoi uomini sul terreno dell'Olimpico. Non bastano gli esordi di Abero o Stojanovic, il fuorigioco sul primo gol laziale o lo stato di forma clamoroso di un campione come Klose. Una sconfitta può arrivare in tanti modi: per sfortuna, a causa di ingiusti errori arbitrali o per colpa di un singolo. Quella di ieri però ha colpe molto più gravi e più estese che vanno dal primo all'ultimo uomo sceso in campo fino all'allenatore seduto in panchina. Nessuno si può salvare da un risultato vergognoso arrivato senza opporre la minima resistenza che per tanti tifosi ha di fatto compromesso quanto di buono visto nei mesi precedenti. Possono bastare davvero novanta sciagurati minuti per rovinare un'intera stagione? Ebbene la risposta è si. Quando dal più giovane al più anziano tutti i giocatori di una squadra subiscono sei gol senza mostrare mai neanche un moto d'orgoglio e il tecnico non riesce a trovare la via per scuoterli dal loro torpore allora davvero è lecito che i tifosi si sentano traditi e offesi. È inutile però accanirsi su uno specifico colpevole quando l'intero gruppo ha risposto alla chiamata del campionato in modo così compatto e lesivo della dignità della maglia rossoblu. La salvezza acquisita, i gol, le rimonte spettacolari e le convocazioni in Nazionale non contano nulla quando viene a mancare il rispetto per i tifosi e per quei colori che vanno onorati sempre e comunque aldilà di qualsiasi avversario o logica di mercato. Il campionato non sarà concluso fino al triplice fischio finale di Bologna-Genoa e a tutti i giocatori del Bologna è richiesto il massimo impegno fino a quel preciso istante. Da quel momento in poi per ognuno di loro si potrebbero aprire nuove strade tra prestiti in scadenza, comproprietà da ridiscutere e nuove offerte provenienti da altre squadre ma fino ad allora a tutti è chiesto di pensare solo al bene della gloriosa società di cui portano in campo i colori. Lo stesso discorso deve valere per lo staff tecnico che ieri si è reso compartecipe delle colpe della squadra non accorgendosi per tempo delle motivazioni azzerate dei giocatori ed esponendo ad esempio un giovane come Stojanovic ad un martirio all'esordio assoluto in Serie A. Ora non possono e non devono esistere scuse o giustificazioni per la prestazione indegna perchè certamente le parole non basterebbero a calmare una città che ieri pomeriggio si è sentita umiliata. L'unica cosa che conta è ricominciare a sudare subito sul campo di allenamento, lavorare a testa bassa magari scegliendo anche il silenzio stampa se questo può servire a riaccendere in fretta il motore. A supervisionare l'operazione però dovranno essere il presidente Guaraldi e il direttore generale Zanzi a cui tutti i dipendenti rossoblu devono rispondere per il proprio operato e che dovrebbero essere i primi a sentirsi offesi per il risultato maturato ieri all'Olimpico. Dalla gestione di questi tre giorni che ci separano dalla sfida contro il Napoli scopriremo anche qualcosa in più sulla forza di spirito e sulla capacità di coesione della dirigenza del Bologna che potrebbe cogliere l'occasione per esporsi anche in un momento di difficoltà e dimostrare a tutti di essere pronta a tenere saldamente in mano le redini anche nel prossimo futuro.

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