Sappiamo tutti che le prossime settimane saranno torride per l'ambiente rossoblu: ogni volta che infatti si presenta un possibile acquirente per il club la città entra in fermento. I giornalisti e gli appassionati sono già a caccia dei nomi e cognomi dei protagonisti di questa nuova vicenda che si spera possa non recare ulteriore danno al nostro povero Bologna. Che si venda se l'interesse è serio e l'offerta è congrua, ma altrimenti che non si perda altro tempo visto che il futuro rossoblu appare sempre più enigmatico tra debiti da risanare, contratti in scadenza e campioni con la valigia. L'unica cosa che possiamo chiedere oggi è una posizione netta e decisa di Guaraldi e dei suoi soci verso i possibili acquirenti ma anche di totale trasparenza nei confronti di una città che veglierà notte e giorno su ogni mossa dei protagonisti. I tifosi infatti vogliono evitare che il Bologna cada di nuovo negli errori commessi nel passato recente in occasione di manifestazioni di interesse da parte di altri imprenditori che possiamo dividere in due periodi ben distinti. La prima fase è stata quella dell'apertura totale e della fiducia cieca. Il precursore è stato Alfredo Cazzola che nel 2008 ha accolto come un eroe l'avvocato newyorkese Joe Tacopina spalancando per lui le porte del centro tecnico di Casteldebole per una conferenza stampa piena di promesse nel segno del più stereotipato american dream. Svaniti i dollari, è arrivato nel 2009 il profumo del petrolio di Rezart Taci a sedurre la famiglia Menarini che a sua volta si è dimostrata degna del predecessore accompagnando l'imprenditore albanese tanto a colloquio con il sindaco quanto a pranzo per assaggiare i tortellini. La fuga clamorosa e mai spiegata non è però servita da lezione e nel 2010 è avvenuto addirittura il passaggio ufficiale di consegne tra gli stessi fiduciosi Menarini e l'ammiccante imprenditore sardo Sergio Porcedda di cui solo pochi giorni fa abbiamo già ripercorso la triste vicenda. L'incombente ombra nera del fallimento ha posto fine alla fase della fiducia nel prossimo aprendo quella altrettanto sofferta della negazione. L'avventura di Massimo Zanetti come presidente del Bologna è durata appena un mese prima che il dissenso palese dei compagni di viaggio conducesse l'imprenditore veneto del caffè verso l'uscita d'emergenza. Da allora ogni sua parola riguardo alle vicende rossoblu è stata vista con malcelata diffidenza da parte del presidente Guaraldi e dei suoi soci che la scorsa estate hanno trattato con la stessa moneta anche Gabriele Volpi. Il ricco petroliere appassionato di sport aveva infatti scelto Bologna per tentare l'avventura nella massima serie del calcio italiano celandosi dietro un fondo d'investimento, ma la trattativa non fu mai condotta con convinzione dai vertici rossoblu che oggi si trovano nella medesima situazione. Quale sarà stavolta il risultato? L'importante è che tra la fiducia e la negazione vinca solo la voglia di fare il bene del Bologna.
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