In occasione dell'uscita del suo libro "Il calcio è roba da ridere", che verrà presentato il 31 marzo alle 18 presso la Libreria Coop Ambasciatori di Via degli Orefici, abbiamo fatto due chiacchiere con Giorgio Comaschi, giornalista da sempre vicino ai colori rossoblù. Ci ha parlato del suo libro, ma anche del Bologna di oggi e di ieri con molti aneddoti.

Come nasce l'idea di questo libro? "Nasce dal fatto che avevo un padre che era fotoreporter del Carlino, giornalista di cronaca nera e fotografo, e andava dietro la porta a fotografare il Bologna calcio degli anni '30, anni '40. Mi ha portato fin da quando ero piccolo dietro la porta a fare le foto con lui, con una vecchia Leica, una bellissima macchina, da lì è nata la grande passione per il Bologna e, ho cominciato a conoscere i giocatori perché ero diventato una specie di mascotte. Mi sono messo a giocare a calcio e sono arrivato fino alle soglie della Primavera, poi mi hanno scartato perché avevo le spalle troppo spioventi, anche se ero un buon giocatore e con i piedi giocavo abbastanza bene. In quel momento era nata l'idea che il giocatore dovesse avere un gran fisico, io non lo avevo, ero piccolo ma non veloce. Ho conosciuto i giocatori, poi sono diventato giornalista sportivo, ho viaggiato in Europa, con il Parma in Uefa, facevo gli spogliatoi del Bologna, facevo il giornalista a "Stadio", poi a "Repubblica". Ho continuato a conoscere il mondo del calcio, poi quando ho iniziato a fare televisione, ho lasciato il giornale e sono andato a fare delle puntate a "Quelli che il calcio", quando c'era Fazio, ma anche quando c'era la Ventura, poi ho condotto "Galagoal" su Telemontecarlo. Il calcio è la mia vita, ho fatto anche trasferte quando non c'erano ancora i computer e bisognava dettare i pezzi nelle notturne, ho perso mille anni di vita lì. Ho fatto questo libro in cui racconto un po' di episodi di mio padre dietro la porta, infatti in copertina c'è la foto di una partita del Bologna dello scudetto, Bologna-Roma 4-0, con Pascutti che raccoglie la palla in rete dopo un gol di Nielsen, e Cudicini ribaltato, perché il calcio è roba da ridere. All'inizio del libro c'è una mia lunga presentazione autobiografica, praticamente tutto in terza persona, in chiave calcistica e, per la presentazione del 31 Marzo, ho chiamato con me uno dei più grandi giocatori comici, di una simpatia irrefrenabile e formidabile: Bruno Pace".

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Un aneddoto in particolare di Pace quando era al Bologna? "Quando era al Bologna c'era anche Pascutti, e c'era la guerra in Vietnam. Sul ponte di Galliera c'era una scritta "pace in Vietnam", Bruno Pace andò di notte con la bomboletta spray e scrisse sotto "ma anche Pascutti". Questo è Bruno Pace".

Chi ci sarà oltre a lui il 31 Marzo per la presentazione del libro? "Ci sarà anche Eraldo Pecci, che per me è come un fratello, e anche lui è depositario di molti aneddoti sul mondo del calcio. Un giocatore di un'altra categoria, anche come testa e simpatia. Pecci quando venne a Bologna mi raccontò che Maradona gli telefonò per dirgli "grazie Eraldo che mi hai insegnato come si sta in campo", Eraldo è stato un grande. La presentazione del 31 sarà uno spettacolo, perché questi due me li potrei portare in un teatro, anche senza provare niente, e lo spettacolo di un'ora e mezza sarebbe garantito, con la gente che si divertirebbe parecchio".

Esistono personaggi come loro nel calcio di oggi? "Faccio fatica a trovarne qualcuno, perché anche i vari Cassano con le "cassanate", o Balotelli, non hanno quello spirito goliardico. Nel libro c'è anche un episodio di Pecci, raccontatomi da lui, su Gentile, che lui incontrò, quando giocava nel Torino. Pecci uscì dall'allenamento e, attraversando la città, passò davanti allo stadio della Juve e vide Gentile che usciva con i palloni a tracolla, perché si era fermato un'ora e mezza da solo dopo che erano andati via tutti, per provare dei cross. C'era una mentalità del sacrificio, che oggi non c'è, era un altro calcio. Anche Moscardelli che dicono sia simpatico, non lo è, è un personaggio anonimo".

Altri personaggi conosciuti nella sua carriera? "Ho avuto la fortuna di conoscere Dino Zoff, quando per un anno sono stato a Roma e facevo la televisione. Nello Governato, che era stato ds a Bologna, mi portava fuori a cena con Zoff il giovedi sera, siamo diventati amici, e mi ha raccontato aneddoti strepitosi. Ho conosciuto anche Boskov perché ho fatto "Galagoal" con lui, per due anni, è un grandissimo comico".

Per quanto riguarda il Bologna di oggi? "Il Bologna di oggi non ha mezzi, fa quello che può, ma la squadra è stata costruita male, ed è stato sopravvalutato il parco giocatori. Adesso è in difficoltà, e credo che fosse clamoroso il fatto che, continuando a perdere e pareggiare, guadagnava addirittura punti sulle altre squadre, domenica ha perso una partita importantissima, ma è sempre lì. Può darsi anche che ce la faccia, ma è una delle squadre più scarse degli ultimi dieci anni. Per me se c'era una possibilità di trovare una chiave di salvezza è stata la cessione di Diamanti, perché uno come lui per una squadra è deleterio, anche se è il migliore di tutti, è uno che determina un gioco in cui non riesci a passarti la palla. Il vero problema del Bologna è che ci sono dei giocatori che non fanno goal, l'anno scorso c'era Gilardino, adesso c'è un attaccante che non fa goal, mentre gli altri hanno Paulinho che ha fatto 11 goal. Ogni squadra che lotta col Bologna ha un parco attaccanti più forte, non lo so se ce la farà, se non ce la farà faremo la B, abbiamo fatto anche la C,siamo andati a Leffe e Sesto San Giovanni, ma la retrocessione sarebbe un peccato perché la città meriterebbe qualcuno, ma qui hanno tutti i soldi sotto il materasso".

E di Guaraldi cosa ne pensa? "Mi fa quasi simpatia, non mi sembra un furbone, è un tipo un po' da bar. Non mi sembra un grande esperto di calcio, quindi non sa di chi si deve fidare. Gli dicono tutti "se ne vada", ma chi viene? Chi si accolla il fatto di venire a rimetterci col calcio? Perché per me col calcio prima o poi ci rimetti. I presidenti vengono colti dal virus della prima pagina, della televisione e poi non riescono più a venire via, perché Guaraldi prima chi era? Adesso lui è il personaggio. Zanetti avrebbe i soldi ma non si è più fatto vivo, aspetta evidentemente di veder passare il cadavere di Guaraldi quando fallisce così lo riprende a meno, però intanto noi rischiamo di andare in B. Il Bologna quest'anno festeggia cinquant'anni che non vince niente, dallo scudetto del 1964. Io c'ero e penso che sia una cosa irripetibile".

Un calciatore italiano che le piace? "Degli italiani mi piace Marchisio come gioca, mi piacciono Bonaventura e Gilardino, uno che fa gol ed è una presenza importante in campo. Pirlo mi piace per la sua intelligenza tattica, ma anche Parolo è un buon giocatore. Degli stranieri mi piacciono Mertens e Strootman, mi piacerebbe vederli qui a Bologna, ma so che è impossibile".

Se dovesse fare un classifica dei migliori giocatori visti in maglia rossoblù chi metterebbe ai primi posti? "Come giocatore completo e universale metto Giacomo Bulgarelli, che per me è stato quasi un secondo padre. Un grandissimo giocatore anche a livello internazionale, una mezz'ala che faceva goal, anche se Bologna, forse, ha sempre amato più Pascutti, perché era l'imprevedibilità, lo spuntare dal nulla, il fatto che lo vedevi a centrocampo, poi arrivava la palla da un corner e e lui era lì. Aveva un gran senso del goal e Gianni Brera lo definiva dopo Gigi Riva, il più grande goleador che aveva l'Italia, poi metterei Savoldi, grandissimo giocatore, mi ha emozionato moltissimo. Poi dico Signori, ma anche Pecci. Quindi direi Bulgarelli, Pecci, Pascutti, Signori, Savoldi".

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