A tre giornate dalla fine il Bologna è terzultimo e in vista di questo rush conclusivo si è affidato al mental coach Gabrielli. La nostra redazione ha contattato in esclusiva uno dei pionieri di questa disciplina: Roberto Civitarese.
Caro Civitarese, il Bologna è alle prese con una stagione complicata e domenica è arrivato questo capitombolo con la Fiorentina, culminato con l'ironico applauso dei tifosi al gol di Cuadrado. I giocatori come possono reagire?
"Ci sono dei segnali che mettono a dura prova lo stato mentale. Il primo è la posizione di classifica con il rischio reale della B, il secondo non avere l'approvazione e il consenso del pubblico pagante. La contestazione fa parte della cultura italiana, in altri paesi questo non succede e c'è un'altro atteggiamento quando la squadra va sotto tre a zero. Diciamo che è un elemento negativo in più e non c'è certezza che questo scateni una reazione positiva nei giocatori".
Il Bfc si è affidato ad un mental coach, pensa che a tre giornate dalla fine sia troppo tardi o qualcosa si può ancora fare?
"Serve un diverso approccio verso l'allenamento mentale, se il mental coach è stato preso solo per salvare il salvabile a tre giornate dalla fine è un errore, se invece dietro c'è un lavoro a più lungo termine il discorso cambia. Molte persone pensano che il mental coach serva solo quando uno non ce la fa da solo, invece è sbagliato perché come in ogni cosa anche il calcio ha subìto un'evoluzione. Se tutti parlano di aspetto mentale vuol dire che la mente è importante e per ottenere risultati sportivi va allenata, ma non si può pretendere che le cose si raddrizzino nel giro di poco tempo. E' come quando una persona si mette a dieta: non perde venti chili dopo due giorni".
Secondo lei, quindi, in questo momento quali corde bisognerebbe toccare per risollevare dal punto di vista mentale la squadra?
"Nei momenti di difficoltà bisognerebbe provare a toccare gli aspetti positivi, perché tutto quello che ci circonda condiziona le nostre prestazioni. Siccome attorno alla squadra c'è un clima di sfiducia e di rassegnazione, proverei a portarla in ritiro. Lì si può iniziare a snocciolare le problematiche e pianificare una strategia che porti a ottenere il massimo risultato possibile. Ovvio, non è detto basti perché magari il massimo che può dare il Bologna non è sufficiente a ottenere la salvezza. C'è pur sempre un lato tecnico da tenere in considerazione".
In molti, dopo la cessione di Diamanti, pensavano che la squadra si sarebbe responsabilizzata da un punto di vista psicologico, invece dopo un paio di buoni risultati tutto è crollato. Secondo lei manca un leader in campo?
"Le situazioni non hanno un segnale unico, ultimamente va di moda questa caccia alla responsabilità ma più che vedere le cose che non funzionano bisognerebbe capire come farle funzionare. Diamanti era capitano, quindi il vice avrebbe dovuto sentirsi motivato e vedere un motivo di riscatto nella sua cessione".
Un'altra delle critiche che si rivolge alla squadra è la scarsa vena realizzativa degli attaccanti, Bianchi doveva sostituire un grande bomber come Gilardino, secondo lei ha avvertito la pressione oppure la stagione negativa ha trascinato tutti nel gorgo?
"Qui dobbiamo partire da un presupposto: come detto tutto quello che è attorno a noi condiziona la mente. Ci sono persone che hanno umori diversi in base al meteo, vanno a lavorare lo stesso ma con stato d'animo differente in base a se piove o se c'è il sole. Quindi è chiaro che una situazione di difficoltà come questa avrebbe condizionato qualsiasi giocatore e di conseguenza la differenza è nel quanto si è forti mentalmente. Tutto sta nel come ti esprimi in mezzo alle difficoltà, per questo sostengo che l'allenamento mentale sia una disciplina importante. Una volta in conferenza stampa Guaraldi sui mental coach disse: 'La mia psicologa ha detto che non servono'. Ora però mi par di capire che ne abbiano chiamato uno".
Come vede questo finale di stagione, il Sassuolo sembra avere più grinta e determinazione mentre il Chievo ha perso una partita incredibile a Genova.
"Anche qui bisogna ribaltare il concetto, prima di pensare a cosa succede alle altre è necessario concentrarsi su se stessi. Il Bologna deve pensare che la salvezza non dipenda dal fallimento di altri ma bensì dalle prossime sue partite: ci sono 3 match, nove punti a disposizione. Ci si concentri per dare il massimo e provare a farli. Le faccio l'esempio di Conte, anche se a Bologna non è simpaticissimo: per non gettare uno sguardo alla Roma ha fissato uno degli allenamenti in contemporanea alla partita dei giallorossi. Il messaggio che mandi è chiarissimo: dipende da noi, non dagli altri".
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