Una lotta salvezza durissima e combattuta fino all’ultimo punto, che però ha visto abbassarsi sensibilmente la fatidica “quota 40” per via di un livello piuttosto scarso dell’intero campionato. Per parlare di ciò, della situazione del Bologna e di molto altro ancora, vi proponiamo in esclusiva la lunga chiacchierata con Stefano Borghi, telecronista per “Fox Sports” nonché grandissimo appassionato di calcio estero, in particolare sudamericano, che con grande disponibilità si è concesso ai nostri microfoni.

Cominciamo da una domanda un po’ meno nel dettaglio: la Serie A quest’anno non sta offrendo certo un grandissimo spettacolo, volendo usare un eufemismo. Qual è il suo giudizio, magari rapportato agli altri campionati che segue in prima persona?

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"Non ho visto tutte le partite, un po’ per ragioni professionali visto che mi occupo di Liga, Premier e Ligue 1, un po’ perché purtroppo in questo periodo storico la Serie A non offre un livello globale di altissimo profilo. Tutte queste componenti dunque hanno fatto sì che in questa stagione mi sia concentrato di più su altri campionati, ma ovviamente la seguo costantemente e so cosa succede"

Quindi ha ragione Capello quando dice che la Serie A è poco allenante e di conseguenza le nostre squadre ne risentono in Europa?

"Secondo me sì, per tanti motivi il principale dei quali è legato all’intensità con cui si giocano le partite. In Spagna, in Inghilterra, e anche in Francia, si giocano partite con un’intensità atletica molto più alta, partite in cui c’è battaglia, c’è match per molti più minuti, mentre in Serie A si gioca più lentamente, con più pause, e questa è una cosa che si riflette in maniera piuttosto netta nelle competizioni internazionali. Basti pensare al fatto che la Juventus, seppur in condizioni particolari, è andata fuori prendendo un gol alla fine contro il Galatasaray; il Milan ha giocato un ottimo primo tempo nella partita di andata contro l’Atletico Madrid, in cui probabilmente meritava di passare in vantaggio, e poi ha visto svanire tutto in un secondo tempo nel quale non è riuscito a pareggiare l’intensità dell’Atletico, ed anzi ha preso gol su una palla inattiva negli ultimi minuti proprio per mancanza di lucidità. Ci sono dei dati che sottolineano il fatto che all’estero si gioca con intensità per tutti i 90 minuti, sempre, mentre in Italia spesso ciò non accade"

Problema dunque solo di atteggiamento o bisogna lavorare anche su altro? Penso per esempio al discorso sugli stadi di proprietà…

"Questo è un discorso più legato al campo che non alle strutture, poi credo che analizzando anche solo superficialmente il calcio italiano, risulta evidente che sia necessaria una ristrutturazione o quantomeno un cambio di rotta sotto tutti gli aspetti. Non è mai stato così in basso il calcio italiano in rapporto agli altri movimenti, per cui bisogna darsi da fare anche abbastanza in fretta. E’ impensabile però che debbano fare tutto gli apparati statali, bisogna muoversi tutti a partire dai club e cominciare ad agire e a remare tutti nella stessa direzione"

Lo scorso anno nella Liga ha giocato Robert Acquafresca, che ha trascorso sei mesi nel Levante siglando 3 reti (in 13 presenze), mentre in Serie A non va a segno da oltre due anni. Quali potrebbero essere le ragioni di un digiuno così lungo?

"Credo che bisognerebbe vivere la quotidianità del giocatore per capirlo, sicuramente Acquafresca ha avuto delle difficoltà negli ultimi anni e non è riuscito a rendere per quelle che sono le sue caratteristiche e il suo talento, visto che a me ha sempre dato l’impressione di essere un attaccante pienamente meritevole della Serie A. Poi bisogna considerare anche una stagione particolarmente complicata per il Bologna, dove un altro numero 9 di buonissimo valore come Rolando Bianchi non è riuscito ad imporsi. Mi sembra di poter dire che sia un po’ tutto frutto delle difficoltà globali di squadra, ma aspettiamo la fine del campionato perché se Acquafresca o Bianchi segneranno il gol salvezza penso che tutte le astinenze verranno dimenticate"

Un altro che sta attraversando delle difficoltà dopo un buon inizio è Diego Laxalt, che lei sicuramente conoscerà vista la sua passione per il calcio sudamericano. Che tipo di calciatore è? Ha davanti ha sé una carriera importante?

"Sì lo conosco, ed è un giocatore che secondo me può ambire a fare una bella carriera. E’ ancora molto giovane, e forse in questo momento in cui si deve lottare centimetro su centimetro per strappare la salvezza un allenatore tende più ad affidarsi all’esperienza piuttosto che alla gioventù. Non è stato un prestito formativo facile per Laxalt, al primo impatto con l’Italia, in una realtà di dimensione significativa come Bologna che vive un anno di difficoltà quindi con annesse pressioni ulteriori, visto che si tratta di un club storico, e ripeto non è facile. Ma credo che Laxalt abbia ancora tutte le carte in regola per poter fare una bella carriera e dimostrare di essere un calciatore degno del livello della Serie A"

Da un uruguagio ad un altro, da un Diego ad un altro, passiamo a parlare di capitan Perez, che sta avendo un momento di appannamento. Considerata anche l’età non più verdissima, crede che “El Ruso” possa ancora dare qualcosa al calcio ad alti livelli oppure è sulla via del tramonto?

"E’ un giocatore che ha avuto una carriera positiva ma allo stesso tempo molto logorante, proprio per il suo modo di giocare. Partiamo sempre dal presupposto che Perez è un titolare nell’Uruguay, che ha vinto tantissimo negli ultimi anni e che andrà al Mondiale, dunque è un calciatore che quantomeno merita rispetto. Sicuramente i segni delle tante battaglie cominciano a vedersi, ma sinceramente faccio fatica a trovare delle colpe individuali analizzando la stagione che sta attraversando il Bologna quest’anno: quando si entra nel circolo vizioso di un’annata del genere, è tutto un discorso collettivo. E’ il gruppo che centra o meno l’obiettivo o fallisce, a livello individuale si possono dare pochi giudizi mirati perché si entra in una dinamica collettiva che coinvolge qualsiasi figura, dal giovane al capitano"

Spostando un po’ più in là l’orizzonte, c’è qualche nome che consiglierebbe al Bologna per il mercato estivo?

"E’ tutto legato all’epilogo della stagione. Se il Bologna riuscirà a mantenere la categoria si potrà pianificare un certo tipo di mercato, mentre se dovrà ricostruirsi per risalire dalla B allora si farà un mercato diverso. Direi che al momento è impossibile anche solo dire “potrebbe andare bene questo”, è troppo fondamentale sapere in che categoria giocheranno i rossoblù l’anno prossimo"

Mi serve un assist che colgo al volo: volendosi sbilanciare, vede il Bologna in A anche la prossima stagione?

"Penso che abbia le possibilità di salvarsi, senza dubbio, anche se la lotta lì sotto sarà serrata fino all’ultima partita. Pronostici non mi sento di farne, prima di tutto perché non li azzecco mai (ride, ndr), poi perché mi sembra proprio impossibile in questo momento. Certamente non è una squadra spacciata"

Chiudiamo con una battuta sulla contestazione al presidente Guaraldi, che va avanti ormai da molti mesi. E’ un’usanza prettamente italiana o si vedono cose del genere anche all’estero?

"Ho visto i tifosi del Barcellona accogliere la propria squadra dopo la sconfitta di Granada gridando “Vergognatevi” e le solite cose, per cui se viene contestata la squadra del Barcellona che ha vinto tutto negli ultimi anni e addirittura da qualcuno è stata indicata come la migliore espressione mai avuta nella storia del calcio, direi che si può accettare anche la contestazione a Bologna. Non è un fenomeno solo italiano, ma direi più un fenomeno latino. Di sicuro non accade in Inghilterra, o comunque accade in maniera molto più sporadica, però è uno dei risvolti della passione e del modo in cui ci si approccia al calcio nei paesi latini"

Tutto il mondo è paese insomma…

"Ci sono delle caratteristiche intrinseche in certi dna, in certe situazioni che poi inevitabilmente vengono fuori"

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