Dopo la prima riunione della scorsa settimana, oggi i soci del Bologna si incontreranno di nuovo per fare il punto della situazione anche alla luce di un avvio di stagione disastroso. Se vogliono davvero che la creatura salvata dal fallimento quasi tre anni fa continui a vivere in Serie A, ci sono due punti fondamentali su cui Guaraldi e compagni dovrebbero focalizzare la loro attenzione. E quasi certamente sono proprio gli unici due temi a proposito dei quali non si prenderanno provvedimenti: aumento di capitale e direttore sportivo.

Il Bologna non può continuare a vivere sulle elemosina degli altri club. Il denaro con cui ogni anno si cerca di sopravvivere ormai è sempre quello derivante dalle cessioni di qualche pezzo pregiato a prezzi neanche troppo vantaggiosi visto che anche le altre squadre conoscono l'indigenza del club rossoblù e non cedono alle richieste milionarie riuscendo ad infilare sempre qualche contropartita tecnica nelle trattative. Vendere gli ormai pochi talenti per continuare a vivere non sarebbe neanche un reato qualora ciò avvenisse solo in cambio di cifre veramente importanti e consentisse un immediato reinvestimento su altri giovani ma a Casteldebole non avviene nulla di simile. L'unico vero progetto ideato e proposto in questi anni riguarda la costruzione del nuovo centro tecnico a Granarolo, un'opera presentata come utile alla patrimonializzazione del Bologna ed in realtà non solo di dubbia utilità ma su cui incombono incognite anche di natura ecologica ed economica. Il Catania ad esempio ha costruito un nuovo impianto ma la metà dell'investimento è stata coperta dagli utili prodotti da sei anni di bilanci in attivo e da un aumento di capitale ovvero concetti che ormai da anni sconosciuti al Bologna.

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Se una squadra ha pochi soldi deve investirli meglio degli altri, ridurre il più possibile gli sprechi e puntare sui giovani. Ebbene a Bologna nessuno di questi parametri è stato mai rispettato nelle ultime tre stagioni caratterizzate dalla gestione congiunta del presidente Guaraldi e del direttore generale Zanzi. Il monte ingaggi è passato dai 23,7 milioni di euro del 2011/2012 agli attuali 29,8 per mantenere sempre e comunque almeno trenta calciatori a libro paga e con un valore assoluto della rosa (calcolato sulla somma dei singoli cartellini) che nell'ultima estate si è abbassato di ben 10 milioni. All'aumento dei costi si affianca un inversamente proporzionale andamento sul campo con il Bologna che è passato dal nono posto dei 51 punti di due stagioni fa all'attuale ultimo gradino della classifica con appena 3 punti in otto gare. Aldilà delle limitate risorse economiche del club risultano palesi le colpe del direttore generale Zanzi che si è improvvisato uomo mercato gravando le casse del Bologna di investimenti assolutamente discutibili. Il riferimento non è solo a fallimenti conclamati come Abero, ma anche a prestiti onerosi diventati poi senza futuro come quello di Gilardino o a prolungamenti con date e cifre insensate come quello di Diamanti.

Oggi al Bologna servono non solo soldi freschi che possono entrare solo da una cessione del club o da un aumento di capitale da parte della folta schiera di soci, ma anche l'assunzione immediata di un direttore sportivo che abbia esperienza certa e comprovata nel ruolo. Denaro e competenza sono gli elementi indispensabili per non festeggiare il cinquantesimo anniversario dell'ultimo scudetto con una retrocessione e oggi quando Guaraldi e tutti i suoi soci si ritroveranno seduti allo stesso tavolo dovranno averlo ben chiaro.

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