Domenica si gioca Verona-Bologna, ma ieri si è parlato solo di Guangzhou-Melbourne. L'esordio di Alessandro Diamanti con la nuova maglia del club cinese per cui ha lasciato Bologna quindi oggi è sicuramente l'argomento del giorno nei discorsi degli appassionati rossoblù che si dividono tra rimpianti, indifferenza e rancore per l'ex capitano. Il fantasista toscano ha avuto subito un assaggio significativo del valore tecnico che avrà la sua nuova vita calcistica: un portiere dalla presa a saponetta, marcature all'acqua di rose e avversari abbastanza ingenui da farsi rimontare dallo 0-2 al 4-2 in mezzora. E stiamo parlando di Champions League asiatica, quindi in teoria del massimo campionato internazionale: ci si può solo immaginare il livello ad esempio del Changchun Yatai arrivato terzultimo nell'ultima Chinese Super League e salvatosi per un soffio. La scelta di Diamanti ha evidentemente ragioni che vanno ben oltre quelle del campo e ci vuole forse più ingenuità che fantasia a credere davvero che un giocatore della Nazionale italiana possa vivere quella del Guangzhou come una stimolante sfida professionale.

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Innanzitutto va ribadita ancora una volta la gestione di mercato assolutamente scellerata compiuta dal presidente Guaraldi che è riuscito nell'ardua impresa di vendere oltre il termine canonico del 31 gennaio non solo un semplice tesserato, ma addirittura il proprio capitano e capocannoniere. Diamanti però non ha commentato a caldo l'accaduto limitandosi ad una fredda nota standard e solo negli ultimi giorni ha ripreso a parlare di Bologna accennando anche a qualche sassolino da togliersi dalle scarpe. Sembra però chiaro che le parole dell'ex numero 23 vengano sempre accolte in città da reazioni miste scatenando da una parte rimpianto dal punto di vista tecnico e dall'altra rancore per il comportamento ritenuto poco consono alla figura di un capitano. In mezzo c'è anche un'indifferenza che forse fa ancora più male se si pensa che fino a poche settimane fa il suo piede mancino scatenava bordate di applausi in rossoblù e scaldava d'orgoglio quando ammirato in Azzurro.

La sensazione però è che oggi il Bologna ed i suoi tifosi non abbiano bisogno di continuare a vivere con il fantasma di Alino sulle spalle o di concentrare le proprie energie in ulteriori polemiche sulla sua cessione ai cinesi. In futuro ci sarà tempo e modo per parlare ancora di quello che è stato o quello che avrebbe potuto essere, ma sul campo Ballardini ed i suoi ragazzi hanno una salvezza da conquistare con una serie di sfide importantissime. Dal Bentegodi di Verona nasce il mese decisivo per capire se ci sarà ancora una Serie A con il Bologna o se invece si dovrà assaporare di nuovo il sapore amaro della retrocessione. Se a Casteldebole non va in scena tutti i giorni una contestazione a Guaraldi è solo perché i tifosi sanno benissimo quanto conti il loro sostegno continuo e convinto alla squadra. Oggi importa solo la salvezza e anche l'avventura di Diamanti e del suo Guangzhou non devono essere altro che una curiosità (magari anche nozionistica) alla pari del Pisa di Mingazzini o del Lanciano di Casarini.

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