Quella di ieri doveva essere la giornata del primo passo, il milione che avrebbe spalancato le porte del Bologna a Joe Tacopina, invece alla fine sono volati gli stracci, col rischio di azioni legali. Tutto è cominciato la mattina quando gli americani hanno fatto pervenire il contratto nella speranza che Albano Guaraldi lo firmasse per dare il via alla seconda fase, con un accordo scritto in mano. Sembra però mancassero i nomi degli investitori alle spalle dell'avvocato di New York e così la firma non è arrivata. Mentre Guaraldi usciva dal cda, Tacopina e Saputo entravano in Curia per un incontro con Monsignor Vecchi. Tempo di pranzare e i due si sono poi presentati dal sindaco Merola, lì hanno incassato il colpo vincente della giornata di ieri, in un summit culminato con l'ormai famoso "Guaraldi, stringere" annunciato da Merola in diretta televisiva. Come detto, da parte Bologna le condizioni non sarebbero state soddisfatte e a quel punto Guaraldi, secondo Repubblica, ha spinto per far uscire una nota congiunta in cui ne sarebbe uscito indenne. L'avvocato americano non si è prestato al gioco e ha così deciso di versare il milione in un conto Unicredit gestito dal notaio Ferretti prima di ripartire per gli Stati Uniti. Cifra che non sarebbe disponibile ora per le casse del club in assenza di un accordo scritto. Lì si è consumata la rottura, perché Albano Guaraldi avrebbe poi chiesto (oltre al milione) altri 2.5 entro il 30 di settembre, richiesta che non era assolutamente presente nell'accordo verbale raggiunto al circolo Bononia. Indispettito, Tacopina avrebbe poi minacciato azioni legali. L'altra condizione posta (questa già nota) è il versamento dei restanti 12 milioni di aumento di capitale il giorno del closing, in questo caso la cordata americana vorrebbe versarne solo 6 - quelli necessari a scavalcare le prossime scadenze - fornendo garanzie bancarie sugli altri 6 da versare quando la situazione delle casse del club lo richiederà. Insomma, è successo tutto e il contrario di tutto, in una trattativa ancora lunga e parecchio ingarbugliata. D'altra parte quando gli accordi sono verbali è difficile proseguire in maniera chiara senza che una delle due parti (o entrambe) cerchino di strappare condizioni più favorevoli. La sensazione è che la partita sia ancora molto lunga, capirne un filo logico difficile, anche se appare chiara la posizione di diffidenza del presidente verso chiunque si avvicini al club. Non è poi così vera la frase "se arriva un magnate regalo le mie quote" e il "per me sarebbe un sollievo cedere". Vedremo come andrà a finire.
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