La gara contro la Juventus si presentava come la classica sfida impossibile con il risultato già scritto, ma il Bologna non ne è uscito comunque nel modo giusto. Dopo un campionato passato a non approfittare delle gare abbordabili era infatti doveroso provare a giocarsi l'ultima occasione per strappare quei punti inattesi in grado di dare una svolta e forse anche un senso alla stagione. Tutto questo non è successo e forse è davvero arrivato il momento di chiedersi se il Bologna quest'anno abbia mai iniziato davvero il campionato. Sono troppi i punti irrisolti da settembre ad oggi che portano a dire che in sette mesi non sia cambiato nulla nella squadra che fu di Pioli e che oggi è di Ballardini ma che soprattutto da troppi anni è in mano a Guaraldi.
Difesa casuale - A Torino abbiamo assistito ad una discreta prova in copertura da parte del Bologna che ha retto per oltre un'ora prima di capitolare, ma in realtà la difesa ha lavorato bene nei suoi singoli fallendo la prova come reparto. Troppo spesso quest'anno le rare buone prove della retroguardia sono state frutto del sudore dei suoi interpreti senza che il lavoro tattico settimanale mostrasse particolari frutti. Inoltre si è arrivati a spremere fino all'ultima goccia di energia da giocatori come Antonsson e Natali (circa 5000 minuti complessivi da due ultratrentenni) senza considerare praticamente mai le alternative. Sorensen è stato centellinato mentre invece Radakovic o Ferrari sono stati spediti altrove senza neanche una chance per mettersi in gioco.
Esterni inutilizzati - L'anno scorso Gilardino doveva inventarsi da solo i gol e nonostante l'assenza di cross ha segnato comunque 13 gol: forse si è pensato che il miracolo potesse ripetersi. Invece Bianchi è fermo a 3 centri e, aldilà della sua scarsa vena, paga a caro prezzo l'assenza totale di gioco sugli esterni con Morleo e Garics praticamente sempre in campo per totalizzare la bellezza di 3 assist complessivi. La pessima qualità dei loro cross è un elemento modificabile con l'allenamento e mai corretto ma soprattutto nessuno dei due tecnici si è mai preoccupato di fornire alla squadra qualche vago schema di attacco sulle corsie laterali. E non basta la scusa che Diamanti accentrasse il gioco cercando poco lo scambio per giustificare questa scelta incomprensibile.
Centrocampo immobile - Dire che a centrocampo non si gioca perchè mancano i piedi buoni sembra una scusa anche poco originale visto che i dati sul possesso palla dicono che in questo fondamentale fanno meglio del Bologna anche Torino e Sassuolo che possono contare su incontristi puri come Vives e Basha o onesti giocatori di B come Magnanelli e Missiroli. Nessuno ha la pretesa di sviluppare il tiki-taka con i tesserati rossoblù, ma dal centrocampo felsineo non è praticamente mai nata un'idea così come dalle direttive degli staff tecnici non sono mai emersi abbozzi di schemi utili al giro palla. Il Bologna si limita a provare a recuperare palla e lanciare lungo a prescindere dalla presenza o meno di attaccanti adatti al gioco aereo: in Serie A è lecito aspettarsi sicuramente di più.
Bocciature eccellenti - Pioli non faceva giocare Christodoulopoulos e adesso Ballardini si è dimenticato di Perez. Le scelte anomale non sono quindi prerogativa esclusiva di uno dei due tecnici rossoblù della stagione che hanno in comune una bocciatura assolutamente eccellente: quella di Rolando Bianchi. Bomber designato da parte della premiata ditta Guaraldi-Zanzi a 900mila euro netti di stipendio annui, l'attaccante bergamasco è stato relegato a scaldare la panchina prima da Pioli poi da Ballardini che lo ha addirittura fatto diventare l'ultimo attaccante delle rotazioni. Al momento sono già tre le gare consecutive senza entrare per un attaccante che sta vivendo l'annata più storta di una carriera che lo ha comunque portato a quasi 50 reti in Serie A.
Rottura con la città - L'ultimo capitolo riguarda esclusivamente la gestione di Ballardini che ha deciso ormai da un mese di non concedere più a tifosi e giornalisti di essere presenti agli allenamenti mentre allo stesso tempo i giocatori hanno scelto il silenzio stampa. Il Bologna oggi vive la sua lotta per non retrocedere in solitudine, lontano da una città che in oltre cento anni di storia si è dimostrata sempre competente e appassionata ma mai aggressiva nei confronti anche delle formazioni più scadenti. Detto che le critiche fanno parte del gioco e vanno accettate, chiudersi a riccio nel momento in cui ci sarebbe maggior bisogno di unità e compattezza con l'ambiente appare una scelta che mortifica ulteriormente tifosi già oltraggiati dallo spettacolo offerto sul campo.
Si tratta solo di alcuni punti, forse i principali, che possono portare ad affermare che quest'anno il Bologna non abbia mai veramente iniziato la sua stagione. C'è sempre stato tempo per fare programmi, stilare tabelle, paventare riscatti ma alla fine la verità è forse quella uscita di traverso dalla bocca di Natali che dopo la sconfitta di Livorno ha detto: "Non siamo una squadra eccelsa e a dieci giornate dalla fine è inutile cercare un salto di qualità che è mancato nelle precedenti". Questo Bologna non ha mai dato davvero un minimo segnale di vita e oggi, a meno di un mese dalla fine del campionato, si ritrova ancora a sperare che gli avversari siano più apatici o meno desiderosi e pronti a lottare. Un simile atteggiamento ha evidentemente troppi responsabili per non sperare in una imminente rivoluzione a tutti i livelli a partire però dal più alto visto che Albano Guaraldi, individuato da anni come primo colpevole da parte della Curva, sarà per sempre responsabile di questo disastro sportivo.
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