Al Bentegodi è passato il treno salvezza, ha fatto un'altra fermata in quel di Verona, dopo quella a Livorno e quella casalinga contro il Cagliari. Con la partita contro il Chievo si è chiuso un trittico di fuoco per il Bologna che in una settimana si è trovato ad affrontare tre delle cinque squadre coinvolte nella lotta per non retrocedere. I felsinei ne sono usciti con soli 3 punti, decisamente troppo pochi. Rispetto alla sconfitta di Livorno in cui i toscani non avevano stravinto, a Verona il Chievo ha annientato gli uomini di Ballardini anche grazie alla maggiore voglia di vincere e alla grande determinazione di uno degli uomini chiave della partita: Alberto Paloschi.
Le squadre scendono in campo con lo stesso schieramento, 4-3-1-2, con Ballardini che, rispetto alla gara contro il Cagliari, sceglie Pazienza al posto di Perez e Krhin al posto del deludente Friberg. Pronti, via e nei primi cinque minuti praticamente non si gioca, la partita è spezzettata a causa dei continui falli, poi al 5' l'ingenuità di Garics, che stende Rubin in area, costa caro al Bologna. Rocchi non ha dubbi e indica il dischetto, dagli undici metri si presenta Paloschi che realizza, calciando un rigore perfetto. Nel primo tempo tra i migliori del Chievo, oltre a Paloschi c'è sicuramente Obinna che crea più di qualche preoccupazione alla difesa rossoblu. Al 30' Ballardini sostituisce Garics con Laxalt, provando a cambiare volto alla squadra e un minuto dopo arriva l'occasione più pericolosa con Cherubin che colpisce di testa, dopo una punizione di Lazaros, ma trova solo l'esterno della rete. Nella ripresa il Bologna non è quasi mai pericoloso dalle parti di Agazzi, anzi è il Chievo che al 1' va vicino al raddoppio con Obinna. Al 57' Ballardini esaurisce i cambi con una doppia sostituzione, Cristaldo per Bianchi e Ibson per Pazienza. Al 62' Cristaldo si procura una punizione ma Lazaros la calcia malissimo, sprecando la buona opportunità. Al 78' Guarente batte un'ottima punizione trovando Paloschi solissimo, sul primo tentativo Curci fa ciò che può, ma sulla ribattuta è ancora il numero 43 gialloblu il più veloce di tutti e insacca il goal del 2-0. Per il Bologna è notte fonda, e all'89' arriva anche il terzo goal siglato da Rigoni.
Era una sfida salvezza e il Bologna ha ripetuto gli stessi errori di Livorno, che ora non devono trovare giustificazione nel fatto che la rosa sia debole e male assortita. Indubbiamente i limiti della squadra sono sotto gli occhi di tutti come le colpe di quelli che l'hanno costruita con strategie di mercato improvvisate e casuali che ancora una volta hanno mostrato una confusione societaria che poi si riflette in campo domenica dopo domenica. L'alibi della squadra costruita male però è finito dopo la sfida contro il Livorno: ora non ci si può aggrappare a questa scusa soprattutto in queste sfide da dentro o fuori. La vera colpa è scendere in campo senza grinta ovvero con una qualità che può permettere di sopperire agli evidenti limiti tecnici della rosa. Bisogna entrare con il sangue negli occhi, con la voglia di lottare su tutti i palloni, come se tutti fossero decisivi: la salvezza è una lotta per la sopravvivenza e solo i più adatti resistono. Purtroppo di giocatori adatti nel Bologna sembrano essercene davvero pochi anche e soprattutto per la scarsa voglia di lottare.
Inoltre, a livello tattico, si fatica a capire il motivo degli ostinati esperimenti di Ballardini con giocatori provati fuori ruolo che alla fine finiscono per fornire prestazioni inguardabili. Nel corso della gara di Verona più volte si è avuta l'impressione che il Bologna avesse preparato la gara più per non perdere, che per andare a vincere al Bentegodi. E ora iniziare a fare i conti con i risultati delle altre squadre sarebbe proprio la mentalità sbagliata con la quale affrontare la lotta salvezza. Non ci sarà sempre il Milito di turno a salvare il Bologna, e allora bisogna pensare solo alla propria squadra, bisogna pensare prima a vincere, poi a guardare i risultati dagli altri campi. Ora forse bisognerebbe lavorare anche sulla mentalità dei giocatori, perchè ripetere gli stessi errori di Livorno a distanza di dieci giorni è un segnale preoccupante. Le ingenuità e la mancanza di concentrazione di alcuni rossoblu è inconcepibile a questi livelli e forse tanti di loro ieri avrebbero dovuto prendere esempio da Alberto Paloschi che a 24 anni sa cosa vuol dire lottare per i colori e per la maglia dal primo al novantesimo minuto. I tifosi del Bologna hanno voglia di lottare fino in fondo, lo hanno dimostrato più e più volte, ma adesso meriterebbero sicuramente di più.
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