La figuraccia rimediata contro il Chievo è ancora lì, ben impressa nella mente, e va a sommarsi alle altre delusioni collezionate dal Bologna in questo ultimo periodo. Periodo che, come abbiamo detto e ripetuto più e più volte, avrebbe dovuto immettere nel motore rossoblù quella benzina necessaria per sprintare lontano dalla zona calda, che invece è sempre lì a due punti. Ecco, probabilmente da queste 5 partite giocate nel mese di marzo, e che hanno portato alla causa soli miseri 5 punti, l’unico dato che porta un po’ di sorriso è la classifica, che vede il Bfc ancora incredibilmente salvo.
Facciamo però un piccolo (ma neanche tanto) passo indietro, andando a vedere come stava il gruppo rossoblù un girone fa e cercando di analizzare le ultime 8 giornate che separano la squadra dal traguardo. Alla vigilia del match di Bergamo contro l’Atalanta, la truppa allora allenata da Stefano Pioli si trovava un punto sopra la zona rossa, a quota 10 assieme al Cagliari e subito sopra alla coppia Sassuolo-Sampdoria, entrambe a 9 punti dopo 11 giornate. Penultimo il Catania con 6 punti, mentre il Chievo restava ultimo a 5. Ebbene sì, stiamo parlando proprio di quella squadra vestita di giallo e blu che l’altra sera ci ha dato una sonora lezione su come si gioca per salvarsi, sovrastando il Bologna per voglia, fame e cattiveria agonistica (e anche per tanto altro, ma forse è meglio fermarsi qui). I clivensi, dopo il pareggio a reti bianche ottenuto al Dall’Ara, iniziarono la lenta risalita anche grazie alla sapiente guida di Eugenio Corini, richiamato alla base il 12 novembre dopo la parentesi Sannino. Mentre invece Diamanti e compagni arrivavano alla sfida di Bergamo con un discreto morale, nonostante anche quello non fosse un periodo felicissimo: da ricordare la terrificante batosta subita dal Verona a domicilio per 1-4 e la sconfitta nel derby col Sassuolo. In compenso, erano arrivate le vittorie su Livorno e Cagliari e appunto il pareggio contro il Chievo (tanta roba se paragonate alla morìa di punti odierna), e anche in quel caso la sfida contro l’Atalanta rappresentava uno snodo essenziale per la stagione dei ragazzi. Sappiamo tutti come andò a finire: il Bfc giocò una gara non bellissima sotto il profilo dello spettacolo ma concreta, riuscendo anche a pareggiare l’iniziale vantaggio firmato Brivio con il primo gol di Rolando Bianchi. Poi ci pensò Livaja (pardon, Curci) allo scadere a rovinare la mezza impresa. Era comunque una squadra che provava a giocare a pallone, con un Diamanti in più (seppur non brillantissimo ma comunque decisivo), lontana parente dell’accozzaglia di giocatori vista nelle ultime uscite, di cui alcuni adattati a ruoli improbabili ed altri rispolverati dopo mesi passati ad ammuffire in panchina.
Bologna che comunque, anche dopo il ko di Bergamo, rimaneva fuori dalla zona rossa grazie, manco a dirlo, ai risultati negativi delle avversarie per la lotta alla salvezza, ormai leitmotiv dell’intera annata rossoblù. Da qui alla fine però, potrebbe non bastare sperare nelle disgrazie altrui. Basta andare a rivedere la classifica della 19esima giornata, l’ultima di andata, nella quale il Bologna figura al terzultimo posto a quota 16 punti, sotto di 1 rispetto a Sassuolo e Chievo. Adesso, restando in casa nostra senza andare a vedere cosa hanno combinato le altre squadre, non serve Einstein per rendersi conto di quanto saranno difficili questi ultimi 2 mesi scarsi per il Bologna. Atalanta, Parma, Fiorentina e Catania in casa, Inter, Juventus, Genoa e Lazio fuori: all’andata furono 5 punti in 7 partite, più uno raccolto da Ballardini contro la Lazio, frutto di risultati importanti come i pareggi contro Parma, Inter e appunto Lazio e il successo sul Genoa. Era però, e lo ripeto rischiando di diventare monotono, un’altra squadra: non era il Barça o il Bayern e aveva tantissime problematiche, ma poteva comunque disporre di Alino e di un Panagiotis Kone in grande spolvero (2 dei 6 punti raccolti nelle ultime otto gare d'andata portano la sua firma, mentre i 3 contro il Genoa sono marchiati Diamanti). E tutto ciò non bastò ad evitare al Bologna di chiudere il girone di andata in piena zona calda. Servirà dunque un miracolo per scampare al tracollo, anche se una considerazione a questo punto della stagione mi viene spontanea: se il Cagliari non ci avesse regalato 6 punti (perché di fatto così è stato), a quest'ora ci ritroveremmo ultimi a 20 punti a braccetto col Catania, e probabilmente non sarebbe una posizione così immeritata.
Ah, dimenticavo: di queste ultime 8 "finali", 4 sono in programma di sabato. Vediamo (o almeno speriamo) di non farci troppo l’abitudine.
© RIPRODUZIONE RISERVATA