Gara importantissima per i padroni di casa che non possono più fare regali mentre invece il Verona vorrebbe continuare il suo straordinario avvio di campionato. Il Bologna parte subito con convinzione cercando di pressare abbastanza alto il Verona che si affida al solito lancio lungo per Toni: inizialmente nessuna novità quindi nel canovaccio tattico previsto. Il pressing dei rossoblù sembra efficace e porta qualche buona occasione ma anche troppi cross fuori misura con Cristaldo che appare piuttosto reattivo e Bianchi ancora fuori dal gioco. Come sempre nelle ultime partite però quando meno ce lo si aspetta arriva il gol degli avversari e allora ecco Cacciatore che sorprende un colpevole Morleo su uno scambio entrando in area e fulminando Curci con un bel mancino. Il clima si scalda subito con i tifosi felsinei che non accettano la possibilità di una nuova sconfitta e che soprattutto non vedono nei rossoblù la giusta reazione dopo lo svantaggio: troppa lentezza e poche idee. Prima della mezzora arriva anche il raddoppio con una grande galoppata di Iturbe che partendo dal centrocampo lascia sul posto Della Rocca e Sorensen per poi infilare la palla in fondo al sacco: per il Bologna è notte fonda. Ci sarebbe spazio anche per la doppietta del giovane talento sudamericano che con un'altra serpentina semina il panico nella difesa di Pioli che prima dell'intervallo prova subito il primo cambio inserendo Moscardelli per un inesistente Bianchi che con questa prova mette seriamente a rischio la sua esperienza in rossoblù. L'uscita dal campo per la pausa è un coro di fischi indirizzati a tutti per una prestazione che come sempre aveva illuso all'inizio per poi trasformarsi in un incubo.
Anche il tecnico felsineo Pioli vede la sua panchina sempre più a rischio e dal primo minuto della ripresa prova una nuova carta inserendo Laxalt per Della Rocca aumentando l'aiuto sulla sinistra a Morleo: il Bologna nel secondo tempo scende in campo per giocarsi tutto all'attacco. I primi minuti sembrano dare ragione alla scelta del mister ma uno spento Diamanti spreca una prima incredibile occasione prima che l'intelligenza ed il coraggio di Moscardelli gli regalino la possibilità di rifarsi dal dischetto: rigore non perfetto ma potente e partita riaperta soprattutto a livello morale. L'euforia però dura poco visto che un'altra clamorosa dormita difensiva regala a Toni il pallone per riportare il Verona al doppio vantaggio sempre su invenzione di un indemoniato Iturbe prima che Gomez si divori addirittura il possibile poker. La reazione del Bologna a questo punto si spegne affidandosi solo a qualche fiammata di Laxalt e gli ospiti continuano a divorarsi occasioni in contropiede. Arriva anche l'ultimo cambio per Pioli che riscopre Acquafresca in fondo alla panchina e lo inserisce a sorpresa al posto di Perez rischiando tutto pur di arrivare al pareggio. Le occasioni però continuano a non arrivare per un Bologna disorganizzato che si affida sempre e solo ai piedi di un Diamanti che non sembra in grado di trascinare la squadra mentre il Verona sembra aver speso ormai tutte le energie a livello fisico e mentale anche a causa dell'uscita dal campo di Iturbe. Nel finale di gara Laxalt prova qualche giocata splendida che non trova fortuna e la rabbia della Curva Bulgarelli si indirizza con rinnovata forza contro il presidente Guaraldi e la sua dirigenza rei di aver allestito una rosa che per ora sembra la più scarsa della Serie A. Il quarto gol del Verona che arriva nei minuti di recupero serve a svegliare anche il resto dello stadio in una contestazione che si preannuncia lunga e pesante per tutte le prossime due settimane.
Non bastano le prove generose di Cristaldo e Laxalt a salvare dalle critiche ampiamente annunciate e meritate un gruppo che ancora una volta tradisce le promesse fatte in settimana dal tecnico e da due dei suoi uomini più rappresentativi. Il Bologna oggi è vero che paga a carissimo prezzo ogni singolo errore, ma continua imperterrito a commettere ingenuità in copertura lasciando spesso indifesa una retroguardia già insicura e non riesce mai a sviluppare un'azione d'attacco corale perdendosi in egoismi che rischiano solo di trascinare a fondo la squadra. Ora ci sono a disposizione due settimane in cui la società per prima dovrà dare un segnale confermando o meno la fiducia a Pioli, scegliendo un eventuale successore per la panchina e mostrando a tutti i suoi tesserati di non essere disposta a tollerare ulteriori umiliazioni. Peccato però che si tratti della stessa società che ogni anno mortifica ogni ambizione di crescita con campagne acquisti che puntano a smantellare qualsiasi parvenza di progetto tecnico spesso concludendo inoltre le cessioni più gravi al termine del mercato. Ecco allora diciamo solo che saranno due settimane di sofferenza. Ma anche questa non è una novità.
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