Il mondo del calcio è bello e spietato perché crea e distrugge eroi nello stretto giro di lancette di due ore (intervallo compreso) capovolgendo opinioni, panchine e presidenti. Accade così che il mister del Bologna Stefano Pioli con le ultime due vittorie abbia già recuperato la maggior parte dei consensi persi almeno presso la stampa con un avvio di campionato disastroso e figlio di una gestione scellerata dei mesi estivi del mercato in cui si inseguivano per mesi le tracce di Grozav tralasciando la voragine tattica lasciata dalla cessione di Taider. Allo stesso modo sono bastati novanta ottimi minuti di calcio impartiti ad una squadra fin troppo celebrata come il Cagliari per far nascere in città una nuova voce incontrollata: "il Bologna non ha bisogno di Diamanti". Sul fatto che un giocatore come Kone renda al meglio se schierato a ridosso dell'area avversaria e che l'assenza di un trequartista aiuti a rendere più quadrata la squadra potrebbe essere d'accordo anche un totale inesperto di pallone, ma da qui a negare l'importanza di Alino nelle dinamiche rossoblù ne passa. Si può sicuramente discutere sul fatto che le casse di un club in evidente crisi economica non si possano permettere un ingaggio così ricco e così lungo come quello garantito al numero 23 nel corso dell'ultima estate e che questa scelta abbia innescato una pericolosa corsa al ritocco salariale ma qui la colpa è tutta di una dirigenza che ha già dimostrato più volte la sua inesperienza nel condurre le trattative. Si può anche arrivare a dire che tale affermazione poteva trovare una giustificazione nelle prime giornate di campionato in cui si è visto in campo più il nervosismo che il genio del capitano felsineo e durante le quali egli passava più tempo a litigare con gli arbitri per inezie che a dialogare sull'erba con i compagni. Ma dalla gara contro il Sassuolo in poi il Bologna ha cambiato pelle e Diamanti con lui trasformandosi giorno dopo giorno in una vera squadra che ha raggiunto la sua apoteosi nella grande prova collettiva di Cagliari. In quell'occasione Alino ha pagato il prezzo del già citato nervosismo con un'assenza che i compagni hanno colmato grazie a dinamismo, grinta e applicazione ma da domani ci sarà bisogno di tutti per continuare ad inseguire la salvezza. Diamanti non può e non deve essere considerato da nessuno il salvatore della patria in grado di vincere le partite da solo, ma sarà indispensabile per dare ad una squadra apparsa in crescita quella spinta in più che possa far sperare ancora in un campionato tranquillo lontano da quelle squadre che si stanno dimostrando in fin dei conti ben più deboli del Bologna. Inutile quindi cercare casi, eroi o colpevoli: oggi c'è solo da apprezzare la crescita di una squadra che segue il suo allenatore in un percorso difficile ma non impossibile.
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