Il peggior avvio di campionato nella storia del Bologna merita già un'analisi più approfondita per scoprire dove intervenire per cambiare rotta e riprendere la corsa verso la salvezza.
Proseguiamo nel viaggio con i rossoblù che hanno dato qualche segnale di vita che però non è sufficiente a salvarli da una situazione che anche le loro prestazioni hanno reso grave ma che ancora è recuperabile grazie ai giusti accorgimenti.
Kone mezzala - Se l'anno scorso il Bologna si è salvato lo deve anche ai gol imprevedibili e determinanti di Kone che ha ribaltato gli equilibri della squadra dimostrando di essere micidiale negli inserimenti. Quest'anno il greco ci ha già deliziato con una perla del suo repertorio acrobatico salvo poi essere costretto ad arretrare il suo raggio d'azione trasformandosi in mezzala. In quel ruolo però non serve perchè non è un fenomeno in copertura e soprattutto perchè finisce per sprecare energie lontano da quella porta che invece ha dimostrato di saper trovare benissimo. Il giocatore c'è ma è nel ruolo sbagliato: torni sulla trequarti.
Diamanti solitario - In questo caso vale il discorso opposto a quello fatto poco fa con un Diamanti che paga a caro prezzo le cessioni estive che tolgono sicurezza a tutto il Bologna finendo preda di nervosismo ed egoismo. Ormai da diverse gare il capitano rossoblù ingaggia pericolosi quanto inutili duelli verbali con gli arbitri che finiscono per penalizzare tutto il gruppo togliendo ulteriore lucidità ad un giocatore che pensa di dovere e potere fare tutto da solo. Diamanti non può salvare il Bologna con le sue giocate ma deve ricominciare a lavorare per e con la squadra a maggior ragione oggi che i compagni rimasti hanno un tasso tecnico inferiore.
La reattività di Pioli - Aldilà di schemi e tattiche, il nodo fondamentale della gestione di Pioli quest'anno è la reattività nelle scelte sia in settimana che durante la partita. Il tecnico non è mai stato un rivoluzionario ma oggi che la macchina non si mette in moto c'è bisogno di assumersi la responsabilità di fare scelte magari anche difficili ma che possano accendere il motore rossoblù. Chi è stanco o poco lucido deve andare in panchina a prescindere dal nome scritto sulla maglietta perchè il Bologna ha bisogno di energia, razionalità ed entusiasmo: doti che si possono trovare anche in gente come Crespo, Acquafresca e Christodoulopoulos.
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