Alla vigilia di una partita inutile come Lazio-Bologna ci si poteva attendere una conferenza stampa pre-partita altrettanto inutile, e invece non è stato così. Davide Ballardini, infatti, con indosso gli occhiali da sole d'ordinanza ha voluto lanciare qualche messaggio in quello che probabilmente è stato il suo ultimo incontro con la stampa da allenatore del Bologna. Ripercorrendo la sua trancia di campionato, il tecnico ravennate individua un momento preciso in cui la discesa verso la B ha avuto un’accelerata: “A gennaio le nostre concorrenti hanno acquistato dai tre ai dodici giocatori. A noi ne sarebbero serviti quattro o cinque, invece ne sono arrivati due che non conoscevo. In più – prosegue – abbiamo perso Diamanti, mentre Kone e Perez sono stati fuori a lungo. Fino a quel momento il Bologna era competitivo, ma poi le cose si sono complicate”. Già, breve parentesi su Perez: fuori da un mese e mezzo ma convocato nella lista dei trenta dell’Uruguay: “La sua situazione rimane un mistero anche per me” punge il tecnico. Rimpianti per aver accettato l’incarico (a differenza del 2011), però, Ballardini non ne ha: “Sono orgoglioso di aver accettato. Sono state compiute delle scelte sbagliate, capita quando si lavora”.

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Quando manca la qualità, una squadra si dovrebbe affidare al lato fisico e caratteriale. Purtroppo anche da questo punto di vista il Bologna è mancato, e qui le parole di Ballardini assumono contorni abbastanza criptici: “Ci sono giocatori che hanno corso per tutta la loro carriera, mentre ora corrono meno e parlano troppo. Ne ho sentite molte in questa stagione”. Un’accusa di poco impegno diretta con ogni probabilità a qualche membro dello spogliatoio, e ciascuno è libero di tratteggiare il proprio identikit. A proposito di parole, proprio due giorni fa Diamanti ha lanciato il suo personale j’accuse contro il presidente Guaraldi, indicandolo come il principale responsabile della retrocessione. Una lettura che Ballardini condivide solo in parte, preferendo allargare il banco degli imputati: “La colpa è di tutti: squadra, allenatore e società, nessuno escluso”. Nel finale di stagione qualche giocatore, ad esempio Lazaros, è sembrato accusare un calo fisico, ma l’allenatore non è d’accordo: “Si corre con la testa e con le gambe, in mezzo c’è il cuore e ce l’hanno messo tutti. Anche contro il Catania abbiamo corso per tutta la partita”. Oltre al cuore, ieri in allenamento un paio di giocatori hanno messo anche un paio di ceffoni. A qualcuno avrebbe fatto piacere vedere questi comportamenti nelle settimane precedenti, almeno sarebbero stato il sintomo di una squadra viva e non ormai rassegnata. Ma anche qui Ballardini smonta tutti: “Ma quella di ieri non era tigna, menare è un’altra cosa”.

In chiusura, in vista della gara contro la Lazio si offre di dare direttamente la formazione: “Tre quattro tre. Stojanovic in porta, Sorensen, Natali, Cherubin in difesa, Crespo, Pazienza, Cech, Morleo a centrocampo, Moscardelli o Cristaldo ala destra, con Acquafresca centrale e Laxalt a sinistra. Aggregati i Primavera Maini e Calabrese”. Una partita preparata con “profondo dispiacere”, l’ultima di Serie A per almeno un anno. Speriamo solo un anno.

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