È iniziato oggi il mese decisivo del campionato rossoblù, quel marzo fatto di sei partite in cui si capirà quante chance di salvezza abbia questa squadra. La prima gara, domani a Verona contro l’Hellas, sulla carta è l’ultima del ciclo di ferro composto anche dalle sfide contro Torino, Milan e Roma, perché gli uomini di Mandorlini, la sorpresa stagionale, sono sesti in classifica. Per Ballardini, tuttavia, fare differenze tra serie complicate e abbordabili non ha senso: “Nella mia testa non ci sono partite facili, le difficoltà sono diverse ma ci sono sempre. E il Bologna ha le capacità per superarle tutte”. I gialloblù, mesi fa, erano considerati la classica neopromossa partita a razzo destinata però a spegnersi rapidamente, e invece oggi sono ancora lassù: “Stanno andando meravigliosamente bene. Hanno una struttura societaria solida, un’idea di gioco e uomini adatti ad applicarla. Si vede che lavorano bene – sottolinea – quindi complimenti a loro”. C’è quindi da aver paura di loro? “Il Bologna non deve aver paura di nessuno, perché ha giocatori forti e seri”. Sull’altra panchina siede Andrea Mandorlini, ravennate come Ballardini: “Ci conosciamo ma non abbiamo mai giocato contro. Col Verona è passato dalla serie C alla A in tre anni, è stato straordinario”. A pensarci bene, di allenatori romagnoli ce ne sono parecchi in giro: “Siamo veri, scaltri e appassionati. Forse siamo adatti a questo mestiere”. Come sappiamo mancherà Luca Toni che, un po’ a sorpresa, a trentasei anni ha trovato una seconda giovinezza, forse addirittura terza: “L’ho conosciuto al Genoa ed è un ragazzo meraviglioso. Proprio grazie al suo carattere e alla sua voglia di fare si è ripreso dopo un paio di stagioni negative: complimenti a lui e a chi l’ha scelto”.

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La stagione dell’attaccante pavullese è diversa da quella di Rolando Bianchi, che dopo la doppietta al Napoli non ha più trovato la via del gol, fermandosi quindi a quota tre: “Lui fa molto per la squadra – precisa il mister – lavora tanto anche quando non ha delle fiammate. A Torino poi ha dato il via alla rimonta. I compagni lo rispettano perché è generoso”. Insieme all’ex granata, in avanti dovrebbe giocare Panagiotis Kone invece di Cristaldo, passando perciò all’utilizzo di un trequartista: “Sono due giocatori diversi. Kone ha già fatto l’attaccante aggiunto ed è molto bravo a buttarsi dentro: ha fisicità, generosità e qualità”. Quella tra centrocampo e attacco sembra essere la sua posizione migliore, anche se Ballardini non è così restrittivo: “Quando sta bene ha dimostrato di poter giocare dappertutto. Contro la Roma, ad esempio, è stato bravo come esterno”. Fatto sta che toccherà al greco e a Bianchi provare a rimediare a quel problema che attanaglia il Bologna, ovvero la mancanza del gol: “Tra Milan e Roma abbiamo creato una decina di occasioni, e non è poco. Poi tra creare e trasformare il passo è lungo: dovremo essere bravi anche lì”. Per costruire un maggior numero di occasioni, tuttavia, la squadra dovrà cambiare qualche atteggiamento sia in fase difensiva sia in fase offensiva: “Dietro dovremo aggredire gli avversari prima, e quando avremo il pallone il nostro possesso palla non dovrà essere sterile, ma finalizzato ad attaccare. Davanti – aggiunge – dovremo offendere con più giocatori”.

Non partirà titolare Ibson, che nonostante quanto di buono mostrato contro la Roma non è ancora pronto ad affrontare una partita dal primo minuto: “Sabato scorso è entrato benissimo, ma dopo venti minuti il livello della sua prestazione si è abbassato. Ti dà sensazioni buone, ha caratteristiche che gli altri centrocampisti non hanno – spiega – ma non darebbe ancora una presenza costante in partita”. A differenza di Rene Krhin, che nelle ultime partite è apparso un giocatore diverso da quello visto fin dal suo arrivo sotto le Due Torri: “È forte e vuole diventare ancora più forte. In passato l’idea che mi aveva dato era che non fosse sempre presente, e un centrocampista non può permettersi di assentarsi dal gioco. Adesso, invece, è una presenza sostanziosa”. Forse era proprio questo il tassello che mancava allo sloveno, che le qualità per giocare a calcio le ha sempre avute: “Ha forza, gamba, generosità, intelligenza e capacità di inserimento. Ha sempre giocato come centrocampista centrale in una linea a quattro, ma può fare benissimo la mezzala”.

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