L'aria in città inizia a farsi pesante. Forse sarà a causa di fantasmi con il cuore rossoblu che sbucano dal passato recente oppure di ricchi non scemi che aspettano sulla riva del fiume. Magari è solo un'impressione collettiva che colpisce una città tanto appassionata quanto critica che difficilmente riesce ad accontentarsi di qualcosa desiderando sempre qualcosa in più. Il bolognese è una bestia strana che ama la tradizione ma non si ferma troppo a lungo nella sua contemplazione finendo sempre per inseguire qualcosa di nuovo e migliore. Nell'autunno del 2010 si cercava disperatamente una scialuppa di salvataggio ma nei due anni seguenti in tanti speravano di meritare magari non una crociera ma almeno un bel giro in battello. Le acque rossoblu però continuano ad essere agitate e periodicamente arriva un momento critico in cui scatta per tutti i tifosi un campanello d'allarme. I due numeri del titolo sono infatti date fondamentali e vicinissime che ci diranno sicuramente qualcosa di più sul futuro prossimo del Bologna. Entro il 15 febbraio il club dovrà pagare gli stipendi dei suoi tesserati per evitare penalizzazioni che già ben conosciamo grazie alla tribolata vicenda Porcedda. Alcune voci di opinionisti e professionisti però hanno avanzato nei giorni scorsi l'ipotesi che il club possa far fatica a rispettare questa scadenza. A questo punto è lecito attendersi una pronta risposta con i fatti da parte del presidente Guaraldi che già nello scorso novembre aveva deciso di comunicare ufficialmente in conferenza stampa il pagamento delle retribuzioni. Si tratterebbe di un gesto magari superfluo ma comunque apprezzato da una città che inizia a tremare per l'ormai famigerata "tensione finanziaria" citata pochi giorni fa dal direttore generale Zanzi riportando alla memoria dichiarazioni dell'ex porceddiano Silvino Marras. La seconda data è quella del 18 febbraio quando scadrà il termine per sottoscrivere l'aumento di capitale di Bologna 2010 ovvero la società controllante che poco più di due anni fa ha salvato il Bologna FC dal fallimento. Si tratta di una sottoscrizione volontaria non obbligatoria che può arrivare ad un massimo complessivo di 6 milioni di euro ma che dovrebbe essere ignorata dalla maggior parte dei soci. Per il momento infatti solo il presidente onorario Gianni Morandi ha confermato la sua adesione. Giova a questo punto ricordare che, pur non essendo obbligatorio spendere denaro nel calcio, sembrerebbe un grossolano errore condannare oggi il Bologna ad un futuro di stenti quando pochi mesi fa si era aperta una concreta possibilità per la cessione del club che avrebbe probabilmente fatto rientrare tutti i soci dell'investimento iniziale. Allora si decise di far finta di niente e sbattere la porta in faccia all'acquirente, ma oggi le due date cerchiate in rosso nel calendario del Bologna non possono essere ignorate.
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