Bologna abbraccia il suo nuovo allenatore: guarda l'arrivo di Domenico Tedesco
Correvano gli anni ‘20-30 del Novecento: i Rossoblù dominavano incontrastati in tutto lo Stivale, macinando uno scudetto dopo l’altro… ma nessuno dei lettori, quasi sicuramente per dato anagrafico, ne avrà memoria.
Più probabile – anche se non di molto – che qualcuno rammenti il capolavoro del Leone di Fulvio Bernardini: erano gli anni ‘60 e il Bologna che tremare il mondo fa impartiva lezioni di calcio a chiunque.
Poi il declino, inevitabile per qualsiasi civiltà, anche calcistica: quelli che per alcuni connazionali rappresentarono i meravigliosi anni ‘80, per noi furono un disastro totale, in cui oltre alla “B” assaggiammo persino il sapore dei campi in terra della C1, con fasi alterne in cui scendevamo e risalivamo in continuazione.
E dire che nei Novanta non mancarono alcune brillanti presenze: l’annata di Baggio rimane tutt’oggi scolpita nella memoria dei tifosi, con il Divin Codino che, tra tante difficoltà fisiche, non mancava di incantare i detrattori – nostri e suoi; senza dimenticare l’uomo simbolo, Beppe Signori, protagonista di un percorso che ci condusse alla semifinale di Coppa UEFA e alla vittoria dell’allora Coppa Intertoto.
Poi di nuovo tante, tantissime crisi, con un Bologna che sembrava destinato ad essere un comprimario, al massimo un caratterista del campionato italiano, ma mai un protagonista. Nemmeno i bookmaker più temerari e spericolati avrebbero puntato un soldo sulla risalita dei Petroniani ai vertici della classifica. In un sistema diverso da quello calcistico, ma nemmeno così tanto, come quello delle scommesse e del gioco d’azzardo, il rischio è sempre calcolato e il gioco deve essere responsabile e consapevole: chi seguiva le quote – in un mondo lontanissimo dalla trasparenza e dagli strumenti di controllo che oggi caratterizzano i casinò online AAMS regolamentati – avrebbe investito su qualsiasi cosa tranne che sulla nostra qualificazione in Champions League. Eppure qualche stagione fa siamo riusciti a sfuggire a logica, regole e pronostici, ad andare oltre ogni possibile previsione, a stupire, ad incantare anche il dio del pallone. Oggi sogniamo, ma con i piedi per terra
Se c’è, però, una cosa che gli anni difficili hanno insegnato a questa città è proprio la capacità di sognare, ma rimanendo ancorati alla realtà: non vuol dire accontentarsi, sia chiaro, ma abbandonare calcoli di qualsiasi genere, mettere da parte ipotetici miracoli e lavorare, di muscoli e cervello, il che non risulta molto complicato in una realtà che è sempre stata “dotta e operaia” allo stesso tempo.
Occorre ripartire dai giovani talenti e le scelte di mister Tedesco sembrano andare proprio in quella direzione, come testimonia la scelta di includere Libra in prima squadra, di cui abbiamo avuto modo di parlarvi. Occorre una struttura, un’idea di calcio, un piano che si tramuti in breve tempo da teoria a realtà, dato l’imminente fischio d’inizio della stagione 26/27.
Inutile guardarsi indietro: il ricordo è una cosa meravigliosa, la nostalgia è tutt’altro, perché improduttiva. E Sartori sembra aver fatto proprio questo concetto, dal momento che lavora costantemente per offrire a tecnico e popolo Rossoblù una squadra competitiva, spalleggiato da una società che non fa proclami e che cerca continuità.
E poi ci siamo noi tifosi
Per chi vive lo stadio da sempre, da una curva o da una tribuna non importa, le sensazioni sono tutto: lo furono negli anni d’oro, quando sentivamo di potercela fare; lo furono, in egual misura, negli anni del declino, quando avvertivamo nell’aria l’odore di serie B (o anche peggio). E lo sono tutt’oggi, quando non crediamo a null’altro che al grande cuore pulsante di una squadra destinata a combattere.
Noi c’eravamo al tempo e ci siamo ancora oggi, come abbiamo ampiamente dimostrato seguendo la squadra ovunque, dai grandi campi blasonati alle periferie più sperdute di questo Paese. Ci abbiamo sempre creduto, perché il campo lo viviamo, lo respiriamo, lo sentiamo sulla pelle… e non abbiamo bisogno di miracoli, ci basta la nostra fede, quella calcistica sia chiaro.
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