Bologna a chiudere la zona centrale, non si riconosce il modulo
La traduzione della partita di Motta è dunque un rifornimento più deficitario verso le zone offensive per privilegiare la tenuta difensiva. Lo scopo era per primo non prendere gol, poi eventualmente tentare qualcosa sfruttando la risalita del campo sugli spazi concessi dai partenopei. L'intento è riuscito nella prima fase, non subire, meno nella seconda. Infatti, i dati dei palloni toccati in attacco la dicono lunga: Bologna 109, Napoli 182.
Le posizione medie poi non forniscono un modulo chiaro per il Bologna di Motta che ha deciso, in maniera consapevole, di intasare la zona centrale e cercare sulle sponde di Zirkzee qualche inserimento di mediani ed esterni. Sia Ndoye che Karlsson hanno giocato molto vicini alla prima punta, mentre a centrocampo Ferguson, Aebischer e Freuler hanno governato la zona centrale. Più riconoscibile invece una sorta di 4-1-4-1 di Garcia.
L'evidenza della scelta del tecnico rossoblù di non fornire spazi in zona centrale è amplificata ancora di più dalle posizioni medie nella fase di non possesso. Non si identifica un modulo standard, si potrebbe parlare di 4-2-1-2-1, perché a parte la linea difensiva tutti gli altri giocatori sono stretti in posizioni centrali, con l'intento di creare densità nelle zone più pericolose.
In sintesi, quello contro il Napoli è stato un Bologna molto camaleontico sulla base delle caratteristiche dell'avversario e se vogliamo abbastanza lontano dall'idea di calcio propositiva che ha fatto vedere Motta. Ma è stata una scelta voluta, basata sull'idea di non fornire spazio per le sgroppate di Osimhen in campo aperto. Tutto sommato il piano partita ha funzionato, pur sacrificando in parte la fase offensiva. L'intento era frustrare il Napoli e Motta ha portato a termine la missione.