Si chiude la sessione estiva con una sinergia evidente con Roma e Verona, la situazione Mirante ha complicato i piani mentre desta perplessità l’operazione Cerci.
Davvero difficile dare un voto al mercato del Bologna. Fino a ieri ero convinto della sufficienza delle operazioni made Bigon e Fenucci tarando il giudizio sull’obiettivo salvezza. Non cambio idea, il Bologna può salvarsi, ma alcune situazioni sicuramente impongono una riflessione.
Il caso Mirante esula dal voto finale, perché si tratta di una situazione imprevista che ha lasciato il Bologna senza il proprio portiere all’ultimo giorno di mercato e, a differenza di altri ruoli, in porta i giocatori buoni non si muovono nelle ore finali. Meno male che Corvino ha portato a Bologna Da Costa, altrimenti ora sarebbero guai…Ma il pensiero principale va ad Antonio, un augurio di pronta guarigione, tornerai più forte di prima!
Passiamo dunque agli affari giudicabili. Inevitabile non sottolineare come la dirigenza felsinea, nell’ultimo mese, abbia deciso di affidarsi alle società amiche Roma e Verona, con cui i rapporti sono solidissimi. Questo non significa che le operazioni portate a termine siano scadenti per default, semplicemente si nota il fatto che in Italia il Bologna ha trattato solo con due club, guarda caso quelli da cui provengono Fenucci e Bigon, e a Verona, non dimentichiamolo, c’è una folta colonia rossoblù. Certo, Torosidis copre diverse falle in difesa, Sadiq è un buon prospetto ma la Roma ha mantenuto il diritto di recompra (e Donadoni, parole sue, lo conosceva poco), mentre Helander ha ancora i contorni di una incognita. Occorre comunque andarci cauti, in fin dei conti il difensore nordico ha disputato la prima stagione in A in una squadra da retrocessione. Buona invece la presa di Viviani, giocatore con geometrie e personalità. Mettiamola così: ad oggi, se Destro e Maietta dovessero saltare qualche partita ci sentiremmo tranquilli?
Ribadiamo un concetto, è stato un mercato dal profilo basso, basato sulla salvezza, per il punto in più da fare rispetto a un anno fa, ma è evidente come determinate strategie siano state cambiate. Ad inizio mercato la dirigenza comunicò che avrebbe reinvestito i denari incassati dall’eventuale cessione di Diawara e che si sarebbe agito soprattutto in attacco, ruolo che più presentava carenze. Invece i cambiamenti sono stati più evidenti, con operazioni importanti in entrata e in uscita negli altri ruoli. Il vero dilemma, però, è la sconfessione delle politiche di mercato emerse con la vicenda Cerci. Cercare un giocatore di quel tipo all’ultimo giorno di mercato, e reduce da una operazione al ginocchio, significa avere dei dubbi sull’esterno destro del 4-3-3, ansie magari nate dopo la disfatta di Torino. Scegliere Cerci, tra l’altro ex Roma, ha esposto il Bologna alla critica per via delle condizioni fisiche del calciatore, infatti il club ha dovuto fare dietrofront bloccando tutto. Come voto siamo sul 6, anche se dopo Nagy, Krejci, Di Francesco e Verdi il Bologna ha rallentato parecchio, faticando a chiudere operazioni come Dzemaili su cui ballavano 500mila euro. Probabilmente una parte del tesoretto è stata mantenuta per gennaio e il Bologna può salvarsi, ma nonostante le numerose operazioni in entrata la rosa appare ancora incompleta. Con un innesto di valore in attacco a completare il tridente la piazza avrebbe potuto dormire sonni più sereni e tranquilli, la squadra è stata costruita per giocare bene al calcio ma forse non è del tutto completa per presentare una difesa solida e un attacco da molti più gol rispetto ai 33 dell’anno scorso. E considerando il livello più alto delle pericolanti là in fondo e i pochi punti che hanno diviso la terzultima dal Bologna l’anno scorso, c’è la sensazione che la che la stagione possa presentare qualche sussulto in più. Tutto forse evitabile con un giocatore offensivo di un certo tipo, quello che non è arrivato dal mercato.
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