Come si può giudicare complessivamente un Bologna fantasma di se stesso? Semplice: attaccando il presidente

Il Bologna domenica ha fatto schifo. Lo scrivo chiaro e tondo in modo tale che non mi si accusi di essere 'filotutto'. Anzi, c'è di più: la prestazione vista con la Lazio probabilmente non basterebbe nemmeno a battere il Crotone. Espresso chiaro il concetto, così mi si può pure accusare di passare sul carro dei critici, mi pare chiaro che l'analisi complessiva di questo Bologna, o almeno sulla sua cifra tecnica, sia incredibilmente complicata per quanto poco realistica. In sintesi: di sicuro si può discutere sul fatto che la squadra sia peggiore o migliore dell'anno scorso, ma il valore totale di questo Bologna come lo quantifichiamo? Siamo passati dalla zona alta (10 punti nelle prime 5), a quella mediocre, poi ancora a sinistra dopo il Torino fino alle cinque sconfitte in sei partite. Siamo passati dalle vittorie convincenti contro Cagliari, Samp e Toro, squadre che invidiamo, alla dominazione sul Sassuolo, per concludere con cappotti e rovesci in sequenza che neanche più si possono chiamare grandine ma tornado. La domanda è: esiste una via di mezzo per questa squadra? Si può passare da un gioco corale e verticale a uno inesistente nel giro di qualche mese? Sì, a patto che si prenda in considerazione l'ipotesi che qualcosa, a Casteldebole, sia successo e che anche l'allenatore non stia rendendo al meglio.

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Ora, fatte le dovute critiche per le deludenti prestazioni, proviamo a guardare gli aspetti più importanti che possono ridare dignità al Bologna. In ballo c'è un progetto di rilancio, non la guerra di opinioni su chi ha ragione o torto. Da che mondo è mondo se la squadra infila una crisi evidente deve essere la società a risolvere il problema alla base della caduta; se l'allenatore non ce la fa intervenga qualcuno, sempre ammesso che ci sia una personalità capace di agire nei dovuti modi. Punto due: è mai possibile che a fronte di un rendimento così gravemente insufficiente giochino sempre gli stessi? Se le cose non vanno si potrebbe tentare di giocare qualche carta fuori dagli schemi. Incomprensibili, dunque, le continue esclusioni di Mbaye, Donsah e Di Francesco. Due le questioni: o alcuni giocatori non piacciono al mister e quindi verranno ceduti in estate, tanto Donadoni rimane, oppure il Bologna ha deciso di fare cassa con un paio di elementi e quindi è inutile farli crescere, piuttosto si fa giocare chi è certo di restare per il 2017/2018. Un crollo così verticale non può essere ricondotto solo al mercato se la squadra prima faceva qualcosa e ora non lo fa più, anche perché, tolto Diawara, giocatore da Champions e che farebbe la differenza ovunque, Giak, Rossettini e Brienza c'erano pure l'estate scorsa quando la squadra calò irreversibilmente in primavera.

Chiusura sul chairman, venendo alla relatività. Oggi va di moda lo slogan 'caccia i soldi', peccato che spesso non è stato così in passato, anche con proprietari altrettanto facoltosi. Saputo ha coperto i debiti e ha messo circa 50 milioni a disposizione per i primi tre anni di mercato, cifra probabilmente sufficiente, ma per alcuni non basta. In altre epoche la parte critica chiedeva più o meno sempre la stessa cosa, denaro, ma la risposta era chiara: compratelo voi il Bologna. Di mezzo, allora, ci finivano i dirigenti, i briscolini e ovviamente l'allenatore che doveva essere cacciato con infamia, mentre ora muovere una critica a Donadoni significa issarlo a capro espiatorio. Non è chiaramente così, il mister ha commesso errori come tutti quelli che abitano Casteldebole e non è certo il presidente a scegliere i giocatori e fare la formazione. Deve cacciare più soldi? Tutto è relativo, opinioni modellate in base alle proprie posizioni, ma siccome Saputo ha fatto tanto per il Bfc - cifre nemmeno paragonabili con i predecessori - è sostanzialmente scorretto fare i conti in tasca agli altri. O volete comprarlo voi, il Bologna?

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