Bologna in vacanza a Empoli, la piazza se la prende con lo scarso entusiasmo della società, ma non sono le dichiarazioni pubbliche a fare la differenza
Bologna con poche motivazioni a Empoli, dirigenti che secondo alcuni non forniscono il giusto entusiasmo. Da Bologna-Udinese a Empoli-Bologna è cambiato tutto, in realtà sono due facce della stessa stagione. E’ chiaro che quando una squadra deve trovare punti per salvarsi, alla fine quasi sempre li ottiene. Quante volte, noi bolognisti, abbiamo chiesto strada a squadre che nulla avevano da chiedere al campionato perché toccava a noi salvarci? Ecco allora che la partita di Empoli non è una base credibile per giudicare il valore di una squadra che semplicemente non è scesa in campo: non ha opposto resistenza a un Empoli affamato.
Ora, però, occorre immediatamente dimenticare e reagire a questa non prestazione, almeno per salvare la dignità. In alcuni casi, le dichiarazioni pubbliche sono un segnale chiaro che la piazza deve percepire, mi riferisco all’annullamento della giornata di riposo che originariamente era fissato ieri. Giustamente, ai tifosi andava detta una cosa: queste prestazioni non le tolleriamo, da domani si torna subito a lavorare. Sul resto però, sono le sacre mura dello spogliatoio a fare la differenza, così come gli intimi rapporti di Casteldebole tra squadra, tecnico e società. L’amministrazione di un gruppo, di una rosa, di una squadra, va fatta in privato, lontano da occhi indiscreti. I problemi non si risolvono in piazza. La strigliata pubblica serve per l’ambiente, ma il grosso va risolto nel privato, con un bel confronto generale a Casteldebole. Il vero ‘cazziatone’ spero si sia svolto lì, intimando alla squadra di evitare altre figure del genere nel finale di stagione. Una prestazione di questo tipo contro il Pescara non sarebbe tollerabile e i dirigenti devono farsi sentire (e avrebbero dovuto farlo prima se ciclicamente il Bfc si rilassa). Sulle dichiarazioni pubbliche la polemica è sterile, sia su questa situazione che sugli obiettivi della squadra. Perché Bigon dovrebbe galvanizzare la piazza promettendo l’Europa sapendo però che non potrà mantenerla? Verrebbe etichettato come un ‘puffarolo'.
In tutto questo, l’allenatore? Dovrebbe cercare di motivare di più la squadra, coinvolgerla con un bel gioco, con entusiasmo. Quando una squadra raggiunge i propri obiettivi primari all’interno di una stagione, inevitabilmente tende a rilassarsi. Per evitare questo servirebbe bel gioco, voglia di continuare a giocare, lottare, ma per farlo il giocatore ha bisogno di sentirsi valorizzato, galvanizzato dal contesto di lavoro in cui agisce e opera. Se una squadra esprime valori, galvanizza, emoziona, anche il singolo giocatore avrà meno possibilità di staccare la spina, perché si divertirà ad allenarsi e a scendere in campo la domenica. Le motivazioni derivano anche da questo e non solo da un obiettivo da raggiungere in classifica. La sensazione è che in questo Bologna spesso si palesi depressione generale, e se Dzemaili, che noi tutti consideriamo un professionista serio e sincero, dice che questa squadra ha talento e potrebbe fare di più…Di chi sono le responsabilità?
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