Allarme rosso, ma serve unità attorno a squadra e mister

Allarme rosso, ma serve unità attorno a squadra e mister

A Reggio Emilia il punto più basso del Bologna targato Mihajlovic, ora lottare tutti assieme

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Prendiamo atto della crisi. Terza sconfitta in fila del Bologna, quarta nelle ultime cinque, quarta consecutiva in trasferta. La partita di Reggio Emilia ha sancito il punto più basso e scarico del Bologna targato Mihajlovic. I felsinei contro il Sassuolo hanno mostrato tutta la loro stanchezza mentale, logorata da una situazione anomala – occorre sempre ribadirlo – e da una sequenza di infortuni impressionante. Da inizio stagione a oggi sono sette i giocatori titolari che a turno si sono infortunati, di fatto impedendo al Bologna di giocare con la squadra titolare. Si è partiti con Danilo alla terza, Dijks alla quinta, Medel dall’ottava, Tomiyasu dall’ottava, Destro dall’ottava, Soriano e Santander alla dodicesima. Far finta di niente è impossibile.

Chiaro, non serve nascondersi dietro un dito e non vedere la situazione di classifica che, per dirla alla Tanjga, è da ‘allarme rosso’: da ora in avanti il pensiero deve essere quello di ricalarsi nella lotta, sporcarsi nel magma della zona retrocessione che ormai ha risucchiato e avvicinato il Bologna. E proprio perché la situazione si fa difficile, questo è il momento di unirsi ancora di più. Ogni analisi tecnico-tattica, di mercato, di giocatori scarsi o meno, non dovrebbe mai prescindere da un dato: la malattia di Mihajlovic. Non è negare l’evidenza di un Bologna in difficoltà, bensì comprendere l’anomalia di una stagione nata da una cattiva notizia. E siccome noi tutti abbiamo sostenuto il Bologna quando ha deciso di continuare con Sinisa, e continueremo a farlo, sarebbe scorretto lanciare improperi contro giocatori, dirigenza, presidente, ritornare cioè al solito spartito che porterà l’ambiente ancora una volta a dividersi su una opinione calcistica.

Ogni analisi non potrà non tenere conto di un aspetto totalmente irrazionale e duro come una leucemia, di un allenatore che allena a distanza, di uno staff che fa del suo meglio per trasmettere la mentalità di un leone impegnato su due battaglie in contemporanea: quella di campo e quella di salute. La preoccupazione è lecita, ma credo non debba mai sfociare in un attacco violento al Bologna e ai suoi componenti proprio per quanto descritto sopra. Inutile allora ritornare sulla partita di Reggio, che di commentabile ha poco. Errori davanti, errori dietro, dovremmo parlare di un contropiede due contro zero sprecato e di un gol preso sul capovolgimento di fronte, dovremmo parlare di una rovesciata che diventa assist e di un difensore che si abbassa, di Poli e Mbaye che perdono palla e Caputo fa il terzo. E’ stata una non partita di un Bologna svagato, stanco, sfibrato. E quando va così a me vien solo voglia di abbracciare tutti quanti, dare nuova linfa e forza alla squadra, tendere la mano verso chi è in difficoltà invece di alzarla e inveire. Si può parlare di Lyanco, di Pulgar, di Ibrahimovic, della solita dirigenza sotto attacco, di Saputo che non spende, ma all’aspetto umano che porta con sé questa vicenda nessuno pensa? Saranno due settimane lunghissime…

 

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